Il campione italiano elitè Davide Orrico marca col tricolore il Trofeo Lamonica

Osimo. Il campione italiano élite Davide Orrico, della Colpack, in testa agli iscritti per un trofeo Rigoberto Lamonica che si fascia di tricolore. Parterre de roi quello di domenica prossima, 18 settembre, per la prestigiosa corsa ciclistica osimana che ricorre puntuale nel giorno della festa del patrono, San Giuseppe. Sarà la 29^ edizione della competizione riservata ai dilettanti élite e under 23 che vede per ora ben 180 iscritti.

La conferenza stampa di presentazione della manifestazione. Da sinistra: Piero Agostinelli, vice presidente Club cilcistico Campocavallo,; Alex Andreoli, assessore sport Osimo; Simone Pugnaloni, sindaco; Lino Secchi, presidente Federciclismo Marche,; Giorgio Antonelli, presidemte Club ciclistico Campocavallo
La conferenza stampa di presentazione della manifestazione. Da sinistra: Piero Agostinelli, vice presidente Club ciclistico Campocavallo;Alex Andreoli, assessore sport Osimo; Simone Pugnaloni, sindaco; Lino Secchi, presidente Federciclismo Marche; Giorgio Antonelli, presidente Club ciclistico Campocavallo

L’anno prossimo si festeggerà il trentennale della gara e il cinquantesimo compleanno del Club Ciclistico Campocavallo società organizzatrice. Per questo il Comune osimano, dove è stato presentato oggi l’appuntamento con la presenza del sindaco Simone Pugnaloni e dell’assessore allo sport Alex Andreoli oltre a quella del presidente della Federciclismo regionale Lino Secchi, ha lanciato l’idea di istituire un apposito comitato di cui saranno partner principali la Lega del Filo d’Oro e la Regione Marche.

Tante le squadre che vorranno essere protagoniste sul suolo osimano a cominciare dalla Futura Team di Franco Chioccioli che ha trionfato nell’ultima edizione con Pierparolo Ficara. Senza dimenticare il Team Palazzago Amaru e poi Gaiaplast Bibanese, Aran cucine, Norda-Mg K Vis, Acqua & Sapone-Mocaiana, Banca Popolare dell’Emilia Romagna, General Bottoli, Lefe Team San Marino, Sestese Etruria Amore & Vita, Pistoiese, Pregnana, Fracor e Vejus-TMF e le marchigiane Porto Sant’Elpidio,Calzaturieri Montegranaro-Marini Silvano, Cingolani Senigallia. Il Lamonica parlerà anche internazionale visto che sono attese al via anche la nazionale russa e la formazione inglese della Zappi’s Pro Cycling.

Ciclismo, ma anche solidarietà come avviene ormai da diversi anni con il ”gemellaggio” con la Lega del Filo d’Oro. Anche quest’anno si ripete la simpatica iniziativa del ritrovo e della partenza nella sede storica della Lega del Filo D’oro a Santo Stefano. Il via alle ore 14 come solito per pedalare in un tracciato impegnativo con l’arrivo in via Cinque Torri. Previsto anche il premio per l’atleta più combattivo intitolato alla memoria del giornalista osimano Paolo Piazzini.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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