Basket. La Futura serve il poker

La squadra osimana batte pure Montecchio

Serie D girone A

Futura Osimo – Camb Montecchio 63-61

Futura Osimo al riscaldamento
Futura Osimo al riscaldamento

Osimo. Stringendo i denti, ma il poker è servito. I ragazzi osimani hanno fatto fuori anche Montecchio, di appena due punti, firmando la quarta vittoria consecutiva su quattro uscite in campionato. Rischiando alla fine, ma compiendo una rimonta da applausi davanti al pubblico amico (13-20, 31-34, 51-46)

Scendendo in campo con una formazione osimana al 100%: Graciotti R., Vignoni, Monticelli, Graciotti Y. e Ausili. Soffrendo nei primi due quarti con Montecchio che preme sull’acceleratore, con i punti di Kao e  Medde. Gli ospiti però non avevano fatto i conti con gli osimani presi per mano da  Monticelli, sfruttando poi nel terzo parziale l’atletismo di Ausili sotto canestro, chiudendolo in vantaggio per 51-46.

Nel quarto parziale quattro punti consecutivi di Monticelli e la tripla di Belli spingono Osimo sul 63-51, ma da lì in poi si registra il black out nei locali. Non segnano più. Finale convulso. Il Monteccho si riporta sotto, addirittura a due punti, ma Osimo stringendo i denti riesce a tenere il minimo vantaggio portando a casa altri due punti determinanti.

La prossima uscita per la squadra osimana sarà quella di Fermignano. Un big match visto che si troveranno di fronte le due prime della classe. La formazione osimana. Benedetti n.e, Carletti n.e., Silvestrelli, Ausili 17, Vignoni 5, Giampieri n.e., Monticelli 15, Belli 8, Graciotti Y. 9, Poggiaspalla 3, Franchini n.e, Graciotti R. 6.

I risultati della 4^ giornata della serie D girone A

 

Futura Osimo – Camb Montecchio 63-61, Giovane Pesaro – Urbino 76-65,

Virtus 88 Jesi-Fermignano 65-78, Fanum-Marotta 69-62,

Montemarciano-Bk Pesaro 57-67, Ancona-Taurus Jesi 74-77 (dts).

 

Classifica:

 

Fermignano e Futura Osimo 8; Taurus Jesi 6; Giovane Pesaro, Bk Pesaro, Montemarciano, Fanum, Virtus 88Jesi e Ancona 4; Marotta 2; Montecchio e Urbino 0.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Viviamo il tempo del “minimo sindacale”

Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!


Camerano, 30 luglio 2022 – Il salario minimo sindacale è quella retribuzione fissata per contratto sotto la quale non è possibile andare. A seconda dei punti di vista, una garanzia per il lavoratore che sa di poter contare almeno su quel minimo di stipendio; una scocciatura per il datore di lavoro che sa, pur avendone l’intenzione, che sotto quella soglia minima non può pagare le prestazioni dei suoi dipendenti.

Da qui nasce, per osmosi, nel mondo del lavoro così come in quello della cultura del sociale o della politica, il detto: “fare il minimo sindacale”. Cioè, adoperarsi per introdurre fatica, idee, azioni, decisioni, al minimo delle proprie possibilità o capacità, giusto quel poco necessario a giustificare la propria presenza, il proprio impegno o il proprio ruolo. “Tira a campà”, direbbe Enzo Jannacci.

Ecco, tirare a campare, senza sforzarsi minimamente per fare di più e dare il meglio di sé, rende l’idea dei tempi che stiamo vivendo. In generale, la società del terzo millennio sta tirando a campà. Offre, di sé, il minimo sindacale grazie al quale poter giustificare la propria esistenza. Questo non significa che non ci sia nessuno capace di dare il meglio di sé: qualche imprenditore che si fa un mazzo così e anche di più per provare ad affermarsi; i tanti lavoratori che si fanno lo stesso mazzo per provare con dignità a portare la famiglia a fine mese sono tantissimi.

Concettualmente, però, la sensazione è che i furbetti del minimo sindacale siano piuttosto diffusi. A livello culturale, ad esempio, il decadimento è impressionante. Sono sempre meno quelli che leggono libri, vanno a teatro o al cinema, ascoltano musica classica. I musei vengono visitati in massa ma solo quando l’ingresso è gratuito. Però i concerti in spiaggia di Jovanotti sono sold out. E, a proposito di musica, la qualità della produzione musicale dell’ultimo decennio e forse più è davvero scadente (non lo dico io ma gli specialisti del settore). Non si scrivono più canzoni capaci d’emozionare, tanto che gli autori sono stati invitati ad impegnarsi “oltre il minimo sindacale”.

In politica poi, c’è il peggio del peggio, sia a livello locale sia a livello nazionale. Amministratori, Onorevoli e Senatori, gente che ha scelto di governare un Comune, una Provincia, una Regione, una Nazione, anziché muoversi per far progredire e migliorare lo status quo si accontentano di fare il “minimo sindacale”. Tirano a campà solo per garantirsi la poltrona e, così facendo, anziché migliorarlo lo status quo spesso lo peggiorano. Trovare alibi per loro, in questi ultimi anni, è stato facilissimo: la perdita di potere dei partiti, la mancata crescita economica, la pandemia, l’inflazione galoppante, la guerra in Ucraina, il vaiolo delle scimmie… Ma gli alibi servono a giustificare le sconfitte.

Dopo i tanti governi tecnici, a settembre il popolo tornerà alle urne per eleggere i propri rappresentanti politici i quali, lancia in resta, hanno già iniziato a sciorinare programmi e promesse a tutto spiano. Programmi e promesse che, come succede da circa settant’anni, verranno puntualmente disattesi. I nuovi eletti attueranno, come sempre, il “minimo sindacale” necessario a non essere mandati a casa anzitempo.

Succederà ancora e la colpa sarà mia. Perché continuo a permettere che tutto ciò accada senza far nulla per evitarlo. Perché io, italiano, sono fatto così: purché non mi si rompano le scatole, mi si garantisca l’assistenza sanitaria e la pensione, e mi si faccia pagare poche tasse, sono disposto a fare l’italiano al “minimo sindacale”. Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!

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