Basket. Futura, ok anche l’esordio casalingo

La squadra osimana batte Pesaro per 67-50 per la seconda vittoria di fila

SERIE D girone A

Il gruppo osimano unito dopo la vittoria
Il gruppo osimano unito dopo la vittoria

Osimo. Due partite e due vittorie per la Futura basket che non poteva iniziare meglio il campionato. La squadra osimana esordisce con un vittoria il percorso casalingo in campionato facendo fuori l’Aquarius Nuovo Bk Pesaro con un punteggio abbastanza netto: 67-50 (gli altri parziali si erano chiusi 27-12, 37-26, 50-40).

Segno dell’efficacia del roster osimano guidato in panchina dal duo Carletti-Balestrieri – che aveva espugnato nel primo turno Urbino – che prevale dopo una partita combattuta. ‘’Non devono trarre in inganno i diciassette punti di differenza – fanno sapere dalla dirigenza osimana -. C’è stato da soffrire’’. Anche perché la Futura non riesce a schierare ancora la formazione al completo vista l’assenza di Riccardo Graciotti. Al rientro invece Ausili e Vignoni.

Osimo Stazione comanda in tutti e quattro i parziali, con attacco e difesa da applausi almeno nella frazione iniziale facendo divertire i molti tifosi che non si sono voluti perdere la prima casalinga. Poi attacca con meno efficacia, ma regge comunque l’urto e la voglia di rimonta della squadra ospite. Da segnalare i 19 punti di Monticelli e i 12 di Ausili che hanno trascinato, insieme al resto della squadra, la Futura alla seconda vittoria di fila.

Sabato sera, alle ore 21,15, si cercherà il tris sul campo del Marotta che ha sbancato nella seconda giornata il palazzetto della Virtus 88 Jesi. La squadra osimana vincitrice contro Pesaro. La squadra osimana che si è aggiudicata il match contro Pesaro: Silvestrelli ne, Carletti 1, Ausili 12, Vignoni 6, Quondamatteo 9, Giampieri, Monticelli 19, Belli 5, Graciotti Y. 9, Poggiaspalla 6, Franchini. All. Carletti-Balestrieri.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Notte di San Lorenzo, notte di sogni e di speranza

Con il naso all’insù per le stelle cadenti


Camerano, 10 agosto 2022 – Lo confesso, sono tante le notti di San Lorenzo che ho passato con il naso all’insù aspettando di veder cadere una stella. E confesso, anche, di aver espresso desideri nascosti a quella scia luminosa affidandogli, nel breve arco di tempo e di spazio del suo sfrecciare nel buio, la possibile realizzazione dei miei sogni. Credendoci, credendoci davvero, tanto era la voglia che mi portavo dentro di vederli concretizzati.

L’ho fatto sin da quando, bambino, ho appreso dell’esistenza di questo credo popolare. E lo faccio ancora oggi, nonostante la tarda età e la consapevolezza sia solo un credo popolare e niente di più. Crescendo, per molti anni ho abitato in un Comune il cui motto è: “Ad sidera tendit”, volgarmente tradotto “tendere alle stelle” proiettati verso l’alto. Qualcosa vorrà pur dire!

Ho affidato alle stelle cadenti il mio desiderio di riuscire ad acquistare per mio conto la prima motocicletta e correrci, e dopo un po’ il desiderio s’è avverato. Gli ho affidato quello di riuscire a pubblicare il mio primo romanzo e, tac! dopo un po’ l’ho pubblicato. Stessi affidi per un amore, per la nascita di un figlio, per realizzare il sogno di avere un giornale tutto mio. Tutti concretizzati.

Lo so. Lo so benissimo che con tutta probabilità quei sogni si sarebbero realizzati anche senza l’affido alle stelle cadenti, ma l’averlo fatto in tempi non sospetti ogni volta mi trasmetteva una speranza in più. Come se da lassù, nel profondo blu cobalto del cielo, una forza superiore potesse lavorare a mio favore: le stelle cadenti, e non un Dio, scelte forse a discapito del secondo perché non credente. Ma in fondo, in fondo, dove sta la differenza?

Credo di non essere l’unico essere umano ad averlo fatto. Credo, anzi, d’essere in buona compagnia. Gli individui, donne e uomini, nel proprio intimo più nascosto sanno di aver bisogno di una qualche entità capace di non farli sentire soli. Soli e disarmati di fronte alla quotidiana guerra contro il destino e le avversità. Contro le proprie debolezze.

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni…” ha scritto William Shakespeare ne: La Tempesta intorno al 1610, aggiungendo: “… e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”.

E allora, che cosa c’è di meglio dell’affidare i nostri sogni, la nostra vita, ad una stella cadente nel breve spazio e tempo della sua traiettoria luminescente nella volta del cielo? Male non fa.

Questa notte, l’ennesima, starò con il naso all’insù nella speranza di vedere una scia luminosa. Ormai ho poco da affidargli, se non la speranza di continuare ancora per un po’ in buona salute. Per me e per i miei cari. Per il resto, quel che c’era da realizzare l’ho in parte realizzato e in parte no, sudando comunque parecchio. E non saprò mai se loro, le stelle cadenti, mi abbiano davvero dato una mano. Scientemente, non lo credo, ma mi piace pensare che me l’abbiano data. E spero dal profondo l’abbiano data anche a voi. Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni

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