Atletica – Meeting Giovanile “Città di Osimo”

Nel classico evento dedicato alla velocità e agli ostacoli, impegnati ragazzi e cadetti. Tutti i risultati

Il Meeting Giovanile “Città di Osimo” ha fatto 13. Tante sono le edizioni del tradizionale evento organizzato dall’Atletica Osimo, andato in scena sulla pista della Vescovara con partecipazione anche da fuori regione e buoni risultati sul piano tecnico.

Con l’originale formula, basata sulle classifiche combinate per somma dei tempi ottenuti su gara piana e ad ostacoli, vittorie nel Grand Prix tra gli under 16 di Francesco Cavina (Atl. Ravenna) davanti a Simone Romagnoli (Atl. Osimo) e Mouhamed Pouye (Atl. Ravenna), al femminile della cadetta Martina Cuccù (Atl. Sangiorgese R. Rocchetti) su Irene Pesaresi (Atl. Osimo) e Cecilia Rinaldi (Studentesca Rieti Milardi).

Osimo – Martina Cuccù in azione negli 80 metri a ostacoli

Nella categoria under 14 Alessandro Giacometti (Atl. Fabriano) ha preceduto Matteo Ruggeri (Sef Stamura Ancona) e Filippo Gabriele Danieli (Atl. Fabriano), tra le ragazze Giordana Vannini (Atl. Sangiorgese R. Rocchetti) ha avuto la meglio nei confronti di Succes Festus (Atl. Chiaravalle) e Francesca Cuccù (Atl. Sangiorgese R. Rocchetti).

A livello individuale, in evidenza la cadetta Greta Rastelli (Atl. Sangiorgese R. Rocchetti) che si è aggiudicata gli 80 metri in 10 secondi netti con vento entro la norma (+1.6), a poco più di un decimo dal suo personale; invece sui 300 ostacoli l’atleta di casa Angelica Ghergo (Atl. Osimo), bronzo tricolore della specialità, ha corso in 45”25.

Entrambe hanno migliorato il primato della manifestazione. Successo nelle classifiche a squadre per Atletica Fabriano (ragazzi), Sef Stamura Ancona (ragazze), Atletica Ravenna (cadetti) e Studentesca Rieti Milardi (cadette).

Nella prossima stagione il meeting potrebbe tornare ad essere abbinato al Trofeo Marche 9,14 che quest’anno non si è disputato.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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