Arriva il sostegno a 38 società sportive: 60mila euro da distribuire

Altri 25.100 euro destinati a quelle associazioni sportive osimane che non hanno partecipato al bando

Osimo, 27 gennaio 2021 – L’annuncio arriva dal sindaco Simone Pugnaloni, destinati 60mila euro alle società sportive come sostegno in tempo di Covid: «500 euro per tutti, 1.000 euro ulteriori a chi gestisce un impianto sportivo, la parte restante per chi ha attivo un settore giovanile. Massimo contributo raggiungibile a quota 2.000 euro».

Sono 38 le società sportive osimane beneficiarie del contributo. Inoltre, si aggiungono ai 60mila euro altri 25.100 euro destinati alle altre associazioni sportive della città che non hanno partecipato al bando.

«Lo sport in questo momento vive il suo momento difficile, dobbiamo sostenerlo – afferma Pugnaloni – L’Amministrazione comunale è al lavoro anche per prolungare le convenzioni per la gestione degli impianti sportivi e per abbattere i canoni dovuti al Comune. Dopo il primo lockdown, oggi gli impianti hanno riaperto a singhiozzo ma le spese di gestione sono rilevanti, c’è il rischio di chiudere di nuovo per tutti. Il Comune vuole fare la sua parte».

Osimo – Il sindaco, Simone Pugnaloni

Pugnaloni, sempre in ambito sportivo, annuncia investimenti importanti destinati alle strutture: «In primavera saremo pronti ad investire sulle infrastrutture sportive, il calcio a otto a Passatempo, la manutenzione straordinaria degli spogliatoi allo junior tennis, il restyljng della piscina, il palascherma e la nuova palestra per le arti marziali. Investimenti per oltre 3 milioni di euro, confidando nel bando Sport e Periferie del Ministero dello Sport per un contributo a fondo perduto pari a 700.000 euro».

La priorità, per il primo cittadino osimano, è la piscina. «Lo sport deve tornare a vivere – conclude Pugnaloni – è strumento di benessere economico e sociale, sviluppo di relazioni soprattutto per i giovani da un anno rinchiusi in casa. Il primo impegno è garantire l’apertura per la piscina».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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