A Calcinelli è Real solo il Metauro. La Passatempese in dieci finisce ko

PROMOZIONE girone A

 

NUOVA REAL METAURO – PASSATEMPESE 3 : 1

Saltara. Prima trasferta e prima sconfitta in campionato. Un po’ rocambolesca per la Passatempese che cade sul campo della Nuova Real Metauro. Una partita segnata dal doppio episodio capitato intorno alla mezz’ora del primo tempo. Il rigore dubbio fischiato ai padroni di casa – e siglato da Rondina – e poi dopo due minuti l’ingenuità del fallo a centrocampo commesso da Zoli che è costato la doppia ammonizione con conseguente espulsione del giocatore gialloblu.

Il difensore della Passatempese Zoli in azione
Il difensore della Passatempese Zoli in azione

‘’Purtroppo sono stati due episodi quasi fondamentali per il resto della partita – dice l’allenatore della Passatempese Simone Strappini- un rigore molto dubbio dove poteva starci anche il calcio di punizione dal limite. Poi l’espulsione ha ulteriormente complicato i nostri piani. Nonostante tutto abbiamo sfiorato in più di un’occasione il pareggio. Dispiace, perché potevamo raccogliere di più’’.

Nonostante l’inferiorità numerica la Passatempese va vicina nella ripresa per due volte al pareggio: prima con Petitti conclusione fuori, poi con Ghergo miracolo di Petrini. Nel finale con gli ospiti sbilanciati in avanti la Passatempese ha subito le altre due reti di Giuliani e Boiani che hanno chiuso virtualmente l’incontro. A nulla è valso il gol di Marco Strappini arrivato in pieno recupero.

Sabato la squadra gialloblu tornerà a giocare in casa ospitando la Vigor Senigallia, nella prima sfida tutta anconetana della stagione.

NUOVA REAL METAURO: Petrini, Vagnini, Parmegiani, Sorcinelli, Omiccioli, Bracci, Pagnoni, Giuliani (42’ st Pedini), Traiani (29’ st Martorelli), Sorgente (21’ st Boiani), Rondina. All. Sartini

PASSATEMPESE: Moscoloni, Zoli, Iannaci, Mandolini (14’ st Caporaletti), Graciotti, Stortoni (33’ st Mezzanotte), Strappini, Capotondo, Maraschio, Ghergo, Petitti (21’ pt Nicoletti). All. Strappini

Arbitro: Morici di Jesi

Reti: 31’ pt Rondina (rigore), 37’ st Giuliani, 41’ st Boiani, 48’ st Strappini.

Note: espulso al 33’ pt Zoli per doppia ammonizione


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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