Vincenzo Graciotti insegue il 2° mandato alla presidenza regionale Fiv

Nel suo programma: cultura del mare, valori dello sport e pari opportunità. Primo mandato del numanese con risultati sportivi eccezionali e una nuova immagine della vela nelle Marche

Numana, 9 gennaio 2021. Con le elezioni del 19 dicembre scorso, che hanno riconfermato Francesco Ettorre al vertice della Federazione Italiana Vela (Fiv), prosegue il processo di espansione e ringiovanimento del movimento velico in Italia. A distanza di un mese dalla creazione del nuovo Consiglio Federale, il 16 gennaio toccherà alle singole regioni (zone), eleggere i loro direttivi periferici.

Il Comitato X Zona Fiv – Marche annuncia la candidatura alla presidenza di Vincenzo Graciotti. Sessanta anni, due figlie, numanese doc, imprenditore nautico con alle spalle due selezioni olimpiche Star, quattro titoli italiani altura, una partecipazione alla 32esima America’s Cup con Team +39 e un passato giovanile in azzurro sul Laser Standard, Graciotti ha guidato la X Zona già nel quadriennio 2016-2020.

Vincenzo Graciotti

«Ho deciso di ricandidarmi insieme ai miei collaboratori, che ringrazio ancora una volta per il lavoro e il supporto negli ultimi quattro anni – spiega il candidato –  Lo faccio per dare continuità e nuova linfa vitale a un cammino già avviato che, grazie ai circoli e agli atleti, ha dato soddisfazione, lustro e popolarità al movimento velico della nostra Regione”.

Alla base del programma la cultura del mare e i valori dello sport, di cui la vela è, per sua natura, una porta di accesso preferenziale: «Molto è stato fatto dal 2016 ma tanto ancora c’è da fare – prosegue Graciotti –  E mi riprometto di farlo da buon marinaio, con la stessa passione e voglia di migliorarmi che avevo il primo giorno. Anni e anni di mare, prima come pescatore e poi come regatante, mi hanno fatto conoscere il mondo della vela dal basso, un punto di vista privilegiato, utile a non disperdere aspetti essenziali».

IL PROGRAMMA DI VINCENZO GRACIOTTI IN 5 PUNTI

  1. Sostenere i circoli e le famiglie degli atleti nelle loro attività, dalla promozione della vela ai vivai, dall’organizzazione delle regate allo sviluppo di programmi mirati di training;
  2. Offrire formazione qualificata a dirigenti, coach e ufficiali di regata per un costante aggiornamento delle loro competenze;
  3. Aumentare il numero dei praticanti nel territorio;
  4. Creare il primo Centro di Specializzazione Velica regionale;
  5. Sviluppare politiche attive per le pari opportunità nel mondo della vela marchigiana.
Vincenzo Graciotti in regata

QUADRIENNIO 2016-2020, BILANCI E SPERANZE

  • 27 training-clinic, tenuti da allenatori di fama internazionale per gli atleti marchigiani delle classi Optimist, O’pen skiff, Laser, 420, Windsurf Techno 293;
  • 4 corsi ADI con 83 brevettati e 3 corsi istruttore con oltre 50 brevetti rilasciati;
  • Superamento dei 000 tesserati;
  • Supporto ai circoli nella ricerca di fondi pubblici da destinare alle attività sportive, all’impiantistica o a progetti speciali;
  • Costante lavoro di comunicazione a sostegno di tutte le attività veliche regionali: quasi 800 giornalisti raggiunti, oltre 400 notizie editate sul sito e Facebook, una community cresciuta del 300%
  • Sviluppo del progetto “Borse Di Studio Al Merito Sportivo Giovanile”, volute dal Comitato X Zona FIV nell’ambito di un programma quadriennale di sostegno agli atleti Under 19 normodotati e diversamente abili, reso possibile grazie agli armatori della vela d’altura e one design della Zona. Le borse di studio sono state conferite incrociando due criteri di giudizio, la meritocrazia atletica da un lato e le pari opportunità dall’altro;
  • Riposizionamento della regata “Trofeo Memorial Pietro Barbetti jr” in Campionato Regionale delle Classi Giovanili con lo stanziamento, da parte di benefattori privati, di contributi ai vincitori per la loro attività;
  • Ideazione del format “Stelle del Vento nelle Marche”, momento di aggregazione e di celebrazione di tutti gli attori della nostra filiera sportiva (l’evento si regge esclusivamente sul contributo di sponsor privati);
  • Proposte di Nuovi Modelli di Business Destinati ai Circoli (noleggio barche per gli allievi della scuola vela, turismo sportivo).

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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