Lo YC Riviera del Conero ringiovanisce e presenta l’agonistica Optimist

Francesco Paesani sarà il coach dei giovani numanesi. La soddisfazione del Sindaco Tombolini

Optimist in acqua nella Riviera del Conero

Numana, 9 ottobre 2020. Lo Yacht Club Riviera del Conero, circolo con un forte orientamento alla vela sportiva, annuncia la costituzione della squadra agonistica giovanile, che sarà attiva nella classe Optimist, il più piccolo e diffuso dei singoli propedeutici.

Inizieranno il prossimo 24 ottobre, al porto di Numana, gli allenamenti dei baby agonisti che si prepareranno durante l’inverno per le regate zonali e nazionali del prossimo anno, il cui inizio è previsto ad aprile 2021.

Francesco Paesani

Alla guida della neonata agonistica è arrivato Francesco Paesani, coach federale che conosce molto bene la classe: vince per due anni consecutivamente il campionato zonale Cadetti (2016-2017), nel biennio successivo si aggiudica il campionato regionale giovanile – Trofeo Memorial “Pietro Barbetti Junior”, nel 2019 porta uno dei suoi migliori allievi alla convocazione nel Gruppo Agonistico Nazionale (GAN) e contestualmente FIV Marche lo premia come “Allenatore dell’Anno”.

«La Riviera del Conero è una delle più belle palestre per gli sport d’acqua, soprattutto per la vela perché c’è sempre vento, la cornice paesaggistica è molto suggestiva e il porto consente ai derivisti di uscire e rientrare in sicurezza con tutte le condizioni meteo», spiega Paesani.

Gianluigi Tombolini, sindaco di Numana

Soddisfatto il sindaco di Numana, Gianluigi Tombolini, che vede nella nascita di questa squadra: «Una nuova opportunità di crescita morale e sportiva per i giovani di Numana e dei paesi vicini. Promuovere la vela agonistica fra i più piccoli lega ancor di più Numana al mare, per la quale è una risorsa fondamentale. Inoltre scegliere l’Optimist, uno scafo singolo, consente un valore formativo aggiunto: andare in barca da soli aiuta a mantenere la mente fredda sotto pressione e, al tempo stesso, stimola quella sana competizione e quel desiderio di confronto con gli altri che credo serva anche nella vita di tutti i giorni».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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