Il Pin Pon Ball arriva anche a Numana

Numana. Il Pin Pon Ball, e’ un gioco nato dall’esperienza e dalla fusione di diversi sport, quali  il tennis tavolo, la pallamano e il basket. Le sue regole, codificate, sono piuttosto semplici. Si gioca sia in spazi all’apertosia al chiuso come nelle palestre, su di un terreno di gioco che misura al massimo 40 metri per 20.

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Le squadre sono composte da sei giocatori che dovranno tentare di far gol nella porta avversaria. La pallina è simile a quella usata per il gioco del tennis e l’attrezzo per giocare, una racchetta dal bordo esagonale, non ha le corde ma è piena. Infine, il portiere lo è solo quando occupa l’area di porta. Quando la lascia, torna ad essere un giocatore come tutti gli altri.

Queste caratteristiche rendono il Pin Pon Ball adattissimo ad essere giocato nelle scuole. Una racchetta, una pallina, una porta e un paio di scarpe da ginnastica lo rendono, oltretutto, uno sport praticabile da chiunque.

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Ideato circa tre anni fa dalla società sportiva Quadrifoglio di Porto Recanati, da tre anni viene promosso nelle scuole da istruttori che lo diffondono tra gli studenti.

Da domani, 10 ottobre, sbarca a Numana presso le scuole elementari dell’ IC. Giovanni Paolo 2°.

Dopo una prima positiva esperienza nelle scuole medie ora prova a farsi conoscere dagli alunni di quelle elementari.

L’iniziativa, voluta dalle stesse insegnanti che hanno conosciuto e in parte praticato questo nuovo sport, trova la societa’ sportiva Quadrifoglio pronta a questo nuovo impegno. All’inizio saranno tre le classi che ne usufruiranno: la 3^, la 4^ e la 5^, con un ciclo che durerà’ minimo quattro sedute per sezione.

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«Siamo certi del buon esito dell’iniziativa – si dice convinto il presidente della Quadrifoglio Leandro Bloise Diana – e dopo questa prima fase proseguiremo anche con altre sezioni della scuola per generare a Numana una nuova realta’ per il Pin Pon Ball».

Al termine del programma di divulgazione di questo nuovo gioco-sport, o al termine dell’anno scolastico, come consuetudine seguirà una festa finale all’interno della Tensostruttura.

Buon gioco ai giovani studenti!

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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