Il Pin Pon Ball arriva anche a Numana

Numana. Il Pin Pon Ball, e’ un gioco nato dall’esperienza e dalla fusione di diversi sport, quali  il tennis tavolo, la pallamano e il basket. Le sue regole, codificate, sono piuttosto semplici. Si gioca sia in spazi all’apertosia al chiuso come nelle palestre, su di un terreno di gioco che misura al massimo 40 metri per 20.

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Le squadre sono composte da sei giocatori che dovranno tentare di far gol nella porta avversaria. La pallina è simile a quella usata per il gioco del tennis e l’attrezzo per giocare, una racchetta dal bordo esagonale, non ha le corde ma è piena. Infine, il portiere lo è solo quando occupa l’area di porta. Quando la lascia, torna ad essere un giocatore come tutti gli altri.

Queste caratteristiche rendono il Pin Pon Ball adattissimo ad essere giocato nelle scuole. Una racchetta, una pallina, una porta e un paio di scarpe da ginnastica lo rendono, oltretutto, uno sport praticabile da chiunque.

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Ideato circa tre anni fa dalla società sportiva Quadrifoglio di Porto Recanati, da tre anni viene promosso nelle scuole da istruttori che lo diffondono tra gli studenti.

Da domani, 10 ottobre, sbarca a Numana presso le scuole elementari dell’ IC. Giovanni Paolo 2°.

Dopo una prima positiva esperienza nelle scuole medie ora prova a farsi conoscere dagli alunni di quelle elementari.

L’iniziativa, voluta dalle stesse insegnanti che hanno conosciuto e in parte praticato questo nuovo sport, trova la societa’ sportiva Quadrifoglio pronta a questo nuovo impegno. All’inizio saranno tre le classi che ne usufruiranno: la 3^, la 4^ e la 5^, con un ciclo che durerà’ minimo quattro sedute per sezione.

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«Siamo certi del buon esito dell’iniziativa – si dice convinto il presidente della Quadrifoglio Leandro Bloise Diana – e dopo questa prima fase proseguiremo anche con altre sezioni della scuola per generare a Numana una nuova realta’ per il Pin Pon Ball».

Al termine del programma di divulgazione di questo nuovo gioco-sport, o al termine dell’anno scolastico, come consuetudine seguirà una festa finale all’interno della Tensostruttura.

Buon gioco ai giovani studenti!

 


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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