Autunno in barca, a Numana i corsi di vela intensivi nel weekend

Lo YC Riviera del Conero prosegue la Scuola Vela con una formula adatta a lavoratori e studenti

Numana, 1 ottobre 2020 – Skyline autunnali, colori differenti del cielo e del mare, temperature un poco più basse non fermano gli autoctoni e i turisti amanti del mare che hanno ancora voglia di navigare a vela nella Riviera del Conero, nonostante l’uscita di scena della bella stagione.

È con questo spirito che il Consiglio Direttivo dello Yacht Club Riviera del Conero presieduto da Vincenzo Balzanelli, già Stella di Bronzo Coni al merito sportivo, annuncia l’inizio dei corsi di vela intensivi con formula weekend, a partire dal 3-4 ottobre prossimi, stanti gli ottimi numeri registrati durante l’estate.

Numana – La suggestiva cornice della vela nella Riviera del Conero

L’offerta prevede 2 weekend di corso intensivo a bordo di piccoli scafi d’altura o monotipo, con lezioni teoriche e pratiche il sabato e la domenica, dal mattino al primo pomeriggio: «Un’idea che riteniamo vincente per continuare la scuola di vela in autunno perché flessibile e poco impegnativa – osserva Vincenzo Graciotti, presidente FIV Marche – Concentrare in due sabati e due domeniche un intero corso di vela vuol dire andare incontro alle esigenze degli adulti che lavorano ma anche dei ragazzi che vanno a scuola, offrendo inoltre a coloro che vengono da fuori la possibilità di trascorrere un fine settimana tra le bellezze paesaggistiche delle Marche».

Come circolo affiliato alla Federazione Italiana Vela che ha aderito al programma di sviluppo delle Scuole Vela “Ritrova la Bussola”, i corsi dello YC Riviera del Conero sono tenuti da istruttori FIV con anni di esperienza didattica e sportiva alle spalle e sono gestiti nel pieno rispetto del protocollo federale per il contrasto al Covid-19.

Al termine di ogni corso, ogni partecipante riceverà il diploma ufficiale FIV e l’aggiornamento del passaporto del velista. Info: seatime81@gmail.com – T. 392.9010120

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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