Tricolori Under 18: Falcioni, 1500 di bronzo ad Ancona

Terzo posto per la mezzofondista fanese della Sef Stamura Ancona ai campionati italiani allievi indoor. Nel prossimo weekend gli Assoluti

Ancona, 15 febbraio 2021 – Ancora medaglie per i giovani atleti marchigiani, che continuano a migliorarsi nelle rassegne tricolori al Palaindoor di Ancona. La giornata conclusiva dei Campionati italiani under 18 ha premiato ieri Eva Luna Falcioni, che può esultare per il terzo posto sui 1500 metri.

Ancona – Eva Luna Falcioni (n. 186)  

Un bronzo probabilmente inatteso alla vigilia, perché la 16enne pesarese di Fano partiva con il settimo tempo di accredito tra le partecipanti. Ma quest’anno era già cresciuta la mezzofondista della Sef Stamura Ancona, seguita nel capoluogo dorico dal coach Fabrizio Dubbini, e nell’occasione più importante della stagione arriva un altro progresso. Al traguardo chiude in 4’45”15 per togliere quasi tre secondi al record personale, dopo averlo demolito due settimane fa con 4’47”90, per diventare così una delle principali protagoniste a livello nazionale.

Nella stessa gara ritocca il suo primato anche l’altra fanese e compagna di allenamento Virginia Bancolini, classe 2005 e quindi al primo anno di categoria, che in 4’48”69 a sua volta abbassa il personal best di oltre due secondi.

Ancona – Ermes Mercuri 

Splendida gara nel salto in alto di Ermes Mercuri. In una finale di elevato livello tecnico, il 16enne dell’Atletica Castelfidardo Criminesi coglie un risultato di prestigio: quarto con l’impresa del primato personale incrementato di ben quattro centimetri in un colpo solo. Dopo aver eguagliato il proprio limite di 1.88 alla seconda prova, riesce a superare l’asticella anche a 1.92 con il secondo tentativo a disposizione confermando le sue qualità tecniche e agonistiche.

Sulla pedana del triplo la sangiorgese Francesca Cuccù (Team Atl. Marche) si inserisce di nuovo tra le migliori nel panorama tricolore, anche se stavolta è quinta con 11.60 dopo il secondo posto indoor e il terzo all’aperto della scorsa stagione.

In due per le Marche nella finale del salto con l’asta: Claudia Boccaccini, 16enne di Porto San Giorgio, si prende l’ottava posizione con 3.15 a soli cinque centimetri dal record personale, mentre è nona la cingolana Rachele Tittarelli (Atl. Avis Macerata) a 3.05. Tra pochi giorni andrà in scena ad Ancona l’evento clou della stagione: gli Assoluti del 20 e 21 febbraio con tanti big dell’atletica italiana.

RISULTATI ATLETI MARCHIGIANI

3ª. Eva Luna Falcioni (1500, Sef Stamura Ancona) 4’45”15
4°. Ermes Mercuri (salto in alto, Atl. Castelfidardo Criminesi) 1.92
5ª. Francesca Cuccù (salto triplo, Team Atl. Marche) 11.60
7ª. Virginia Bancolini (1500, Sef Stamura Ancona) 4’48”69
8ª. Claudia Boccaccini (salto con l’asta, Team Atl. Marche) 3.15
9ª. Rachele Tittarelli (salto con l’asta, Atl. Avis Macerata) 3.05

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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