Torino: inusuale corsa podistica all’interno della Fiat di Mirafiori

TORINO Una mini maratona in catena di montaggio. Si è corsa domenica a Torino per festeggiare i 10 anni del “Mirafiori Motor Village”. E’ il più grande spazio espositivo e commerciale d’Italia. E’ stato pensato 10 anni fa, non come semplice concessionaria d’auto, ma soprattutto come luogo di ritrovo. E così è stato domenica.

La palazzina uffici della Fiat Mirafiori in Corso Agnelli
La palazzina uffici della Fiat Mirafiori in Corso Agnelli

Al via, dato proprio dal Motor Village, hanno preso parte 2.500 persone tra atleti e amatori. Su di un percorso di 8 km, i runner sono entrati in fabbrica,  hanno calcato la storica pista di collaudo dello stabilimento Fiat di corso Agnelli e altri reparti della produzione. La pista veniva utilizzata in passato per testare i nuovi modelli, appena usciti dalla linea.

Simone Petracchia del Val Varaita è stato il primo corridore a tagliare il traguardo, una volta uscito dalla mitica porta 7 testimone muta delle battaglie sindacali degli anni ‘80.

La fiumana di "runner" all'ingresso 3 dello stabilimento Fiat Mirafiori
La fiumana di “runner” all’ingresso 3 dello stabilimento Fiat Mirafiori

Per la città, è forse anche il primo vincitore di una corsa podistica in fabbrica, se si escludono le tante “maratone”vissute dagli operai durante le estenuanti trattative per il rinnovo dei contratti di lavoro. Ma questa è una storia che appartiene ormai ad un lontano passato.

Con le quote d’iscrizione sono stati raccolti  oltre 10.000 euro. Saranno consegnati alla Fondazione “Forma” dell’ospedale infantile Regina Margherita. Verranno investiti nel progetto “Onda su onda”, concentrato sul monitoraggio neurofisiologico dei bambini in terapia intensiva.

 

di Riccardo Marchina


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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