Pallamano Chiaravalle sotto tono contro il Parma

Pallamano maschile Serie A2 girone C - 11ª giornata andata

Pallamano Chiaravalle-Parma  13-27 

Primo tempo: 9-12

Chiaravalle – Una sconfitta meritata. Contro la formazione del Parma la squadra di Fradi arriva a ranghi ridotti, sia per la concomitanza della partita di serie B sia per i diversi infortuni e con due giocatori febbricitanti in panchina.

Nonostante le premesse, la squadra di casa parte con buon piglio e chiude la prima frazione di gioco con soli tre gol di scarto: 9-12.

Il secondo tempo, però, è tutto di marca emiliana. L’attacco dei marchigiani è inaccettabile, troppi gli errori in fase offensiva. Certo, con la rosa al completo forse sarebbe stato diverso ma con i se e con i ma non si va da nessuna parte.

Meglio analizzare con calma e attenzione gli errori commessi, tirare le conclusioni e da lì ripartire per migliorare. Ora il campionato si ferma per le feste natalizie, il prossimo impegno sarà il 21 gennaio in casa contro la formazione toscana del Poggibonsi; mister Fradi avrà tempo e modo di far sudare i suoi ragazzi per farli arrivare preparati e al meglio della condizione per provare a giocarsela.

Pallamano Chiaravalle: Molinelli, Maltoni L. 1, Rumori 1, Brutti 2, Barigelli 2, Ceresoli M., Ceresoli S., Braconi 3, Evangelisti 1, Piombetti, Maltoni F., Selimi 2. All. Fradi.

Parma: Lorenzini, Musca 2, Cortesi 1, Carboni, D’angelo 9, Castellotto, Usai 4, Maiavicchi, Oppicci 7, Raimondi, Salliu 4, Strada. All. Galluccio.

Arbitri: Zavagli, Paone.

Risultati 11ª giornata -andata

Chiaravalle-Parma 13 – 27

Ambra-Monteprandone 40 – 24

Rapid Nonantola-Poggibonsese 34 – 29

Massa Marittima-Faenza 21 – 31

Bastia-Carrara 23 – 24

Camerano-Rubiera 21 – 33

Prossima giornata 1ª di ritorno 21/1/18

Carrara-Monteprandone

Ambra-Faenza

Nonantola-Rubiera

Bastia-Parma

Camerano-Massa Marittima

Chiaravalle-Poggibonsese

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Viviamo il tempo del “minimo sindacale”

Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!


Camerano, 30 luglio 2022 – Il salario minimo sindacale è quella retribuzione fissata per contratto sotto la quale non è possibile andare. A seconda dei punti di vista, una garanzia per il lavoratore che sa di poter contare almeno su quel minimo di stipendio; una scocciatura per il datore di lavoro che sa, pur avendone l’intenzione, che sotto quella soglia minima non può pagare le prestazioni dei suoi dipendenti.

Da qui nasce, per osmosi, nel mondo del lavoro così come in quello della cultura del sociale o della politica, il detto: “fare il minimo sindacale”. Cioè, adoperarsi per introdurre fatica, idee, azioni, decisioni, al minimo delle proprie possibilità o capacità, giusto quel poco necessario a giustificare la propria presenza, il proprio impegno o il proprio ruolo. “Tira a campà”, direbbe Enzo Jannacci.

Ecco, tirare a campare, senza sforzarsi minimamente per fare di più e dare il meglio di sé, rende l’idea dei tempi che stiamo vivendo. In generale, la società del terzo millennio sta tirando a campà. Offre, di sé, il minimo sindacale grazie al quale poter giustificare la propria esistenza. Questo non significa che non ci sia nessuno capace di dare il meglio di sé: qualche imprenditore che si fa un mazzo così e anche di più per provare ad affermarsi; i tanti lavoratori che si fanno lo stesso mazzo per provare con dignità a portare la famiglia a fine mese sono tantissimi.

Concettualmente, però, la sensazione è che i furbetti del minimo sindacale siano piuttosto diffusi. A livello culturale, ad esempio, il decadimento è impressionante. Sono sempre meno quelli che leggono libri, vanno a teatro o al cinema, ascoltano musica classica. I musei vengono visitati in massa ma solo quando l’ingresso è gratuito. Però i concerti in spiaggia di Jovanotti sono sold out. E, a proposito di musica, la qualità della produzione musicale dell’ultimo decennio e forse più è davvero scadente (non lo dico io ma gli specialisti del settore). Non si scrivono più canzoni capaci d’emozionare, tanto che gli autori sono stati invitati ad impegnarsi “oltre il minimo sindacale”.

In politica poi, c’è il peggio del peggio, sia a livello locale sia a livello nazionale. Amministratori, Onorevoli e Senatori, gente che ha scelto di governare un Comune, una Provincia, una Regione, una Nazione, anziché muoversi per far progredire e migliorare lo status quo si accontentano di fare il “minimo sindacale”. Tirano a campà solo per garantirsi la poltrona e, così facendo, anziché migliorarlo lo status quo spesso lo peggiorano. Trovare alibi per loro, in questi ultimi anni, è stato facilissimo: la perdita di potere dei partiti, la mancata crescita economica, la pandemia, l’inflazione galoppante, la guerra in Ucraina, il vaiolo delle scimmie… Ma gli alibi servono a giustificare le sconfitte.

Dopo i tanti governi tecnici, a settembre il popolo tornerà alle urne per eleggere i propri rappresentanti politici i quali, lancia in resta, hanno già iniziato a sciorinare programmi e promesse a tutto spiano. Programmi e promesse che, come succede da circa settant’anni, verranno puntualmente disattesi. I nuovi eletti attueranno, come sempre, il “minimo sindacale” necessario a non essere mandati a casa anzitempo.

Succederà ancora e la colpa sarà mia. Perché continuo a permettere che tutto ciò accada senza far nulla per evitarlo. Perché io, italiano, sono fatto così: purché non mi si rompano le scatole, mi si garantisca l’assistenza sanitaria e la pensione, e mi si faccia pagare poche tasse, sono disposto a fare l’italiano al “minimo sindacale”. Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!

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