MARCIA: Antonelli ai mondiali di Londra!

Il maceratese dell’Atletica Recanati convocato per la 50 chilometri della rassegna iridata

Macerata – Una bella notizia per l’atletica marchigiana. Era nell’aria, ma adesso è ufficiale: Michele Antonelli è stato convocato per i Campionati Mondiali che si svolgeranno a Londra, dal 4 al 13 agosto.

Podebrady – Prova di Coppa europa di Marcia 2017 – Michele Antonelli sul podio (foto di Giancarlo Colombo) 

La gara è in programma nell’ultima giornata della rassegna iridata, domenica 13 agosto con partenza alle 7.45 ora locale (8.45 in Italia). Il 23enne maceratese dell’Atletica Recanati sarà in gara sulla 50 chilometri di marcia e si è meritato la chiamata con il terzo posto nella recente Coppa Europa. A Podebrady, in Repubblica Ceca.

Ha infatti migliorato il record personale di ben quattro minuti con il tempo di 3h 49’ 07” alla sua prima gara in maglia azzurra su questa distanza dopo averla indossata fino a quel momento nella 20 chilometri, piazzandosi tra l’altro in nona posizione agli Europei under 23 del 2015.

Podebrady. L’esultanza di Michele Antonelli, terzo nella 50 chilometri in Repubblica Ceca. Piazzamento che gli è valso la convocazione in maglia azzurra ai prossimi Campionati Mondiali di agosto in Gran Bretagna (foto di Giancarlo Colombo)

Nato a Macerata il 23 maggio 1994 e allenato da Diego Cacchiarelli, è il campione italiano assoluto in carica della 50 chilometri grazie al titolo vinto nel 2016 a Catania.

 

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Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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