Macerata – Il Pin Pon Ball conquista le scuole di Treia

Treia – Cresce l’interesse dei giovani verso il Pin Pon Ball, il nuovo gioco con palle e racchettoni che si può praticare ovunque, palestre comprese. È ora la volta di Treia e Passo di Treia ad aderire a questa fresca iniziativa sportiva.

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Dando seguito all’interessamento della Direzione didattica di questi Comuni la società Quadrifoglio, promotrice della specialità, ha dato il via ai corsi scolastici di sviluppo del Pin Pon Ball. Tre le sezioni coinvolte che riguardano le classi seconde, per un totale di circa settanta alunni.

Le esperienze precedenti realizzate in varie scuole delle province marchigiane, hanno messo in rilievo il grande interesse dei giovani verso questa nuova disciplina sportiva. La curiosità, la vivacità e la particolarità del gioco le componenti che hanno suscitato l’interesse dei giovani praticanti.

Nel maceratese gli istruttori realizzeranno un ciclo di quattro lezioni dove spiegheranno e faranno mettere in pratica agli studenti sia la tecnica che la tattica del gioco. Al termine dei vari cicli, e in prossimità’della fine dell’anno scolastico, verrà organizzata la consueta festa finale. Un momento di gioia ed allegria per tutti.

Il momento della premiazione di fronte a istruttore ed insegnanti
Il momento della premiazione finale dei corsi svolti a Numana nel 2016

Visto il crescente interesse verso questo sport, il Comitato  Pin Pon ball offre, a quanti lo desiderino, una opportunità’ d’inserimento nei quadri addestrativi. Occorrono tecnici, esperti, appassionati di sport in genere, da inserire di volta in volta nei vari territori interessati dallo sviluppo. Per maggiori informazioni rivolgersi alla Ssd Quadrifoglio, via del Sole 10, 62017 Porto Recanati; mail:  leandro.bloise@gmail.com

 

 di Leandro Bloise Diana


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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