Macerata – Il Pin Pon Ball conquista le scuole di Treia

Treia – Cresce l’interesse dei giovani verso il Pin Pon Ball, il nuovo gioco con palle e racchettoni che si può praticare ovunque, palestre comprese. È ora la volta di Treia e Passo di Treia ad aderire a questa fresca iniziativa sportiva.

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Dando seguito all’interessamento della Direzione didattica di questi Comuni la società Quadrifoglio, promotrice della specialità, ha dato il via ai corsi scolastici di sviluppo del Pin Pon Ball. Tre le sezioni coinvolte che riguardano le classi seconde, per un totale di circa settanta alunni.

Le esperienze precedenti realizzate in varie scuole delle province marchigiane, hanno messo in rilievo il grande interesse dei giovani verso questa nuova disciplina sportiva. La curiosità, la vivacità e la particolarità del gioco le componenti che hanno suscitato l’interesse dei giovani praticanti.

Nel maceratese gli istruttori realizzeranno un ciclo di quattro lezioni dove spiegheranno e faranno mettere in pratica agli studenti sia la tecnica che la tattica del gioco. Al termine dei vari cicli, e in prossimità’della fine dell’anno scolastico, verrà organizzata la consueta festa finale. Un momento di gioia ed allegria per tutti.

Il momento della premiazione di fronte a istruttore ed insegnanti
Il momento della premiazione finale dei corsi svolti a Numana nel 2016

Visto il crescente interesse verso questo sport, il Comitato  Pin Pon ball offre, a quanti lo desiderino, una opportunità’ d’inserimento nei quadri addestrativi. Occorrono tecnici, esperti, appassionati di sport in genere, da inserire di volta in volta nei vari territori interessati dallo sviluppo. Per maggiori informazioni rivolgersi alla Ssd Quadrifoglio, via del Sole 10, 62017 Porto Recanati; mail:  leandro.bloise@gmail.com

 

 di Leandro Bloise Diana


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Viviamo il tempo del “minimo sindacale”

Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!


Camerano, 30 luglio 2022 – Il salario minimo sindacale è quella retribuzione fissata per contratto sotto la quale non è possibile andare. A seconda dei punti di vista, una garanzia per il lavoratore che sa di poter contare almeno su quel minimo di stipendio; una scocciatura per il datore di lavoro che sa, pur avendone l’intenzione, che sotto quella soglia minima non può pagare le prestazioni dei suoi dipendenti.

Da qui nasce, per osmosi, nel mondo del lavoro così come in quello della cultura del sociale o della politica, il detto: “fare il minimo sindacale”. Cioè, adoperarsi per introdurre fatica, idee, azioni, decisioni, al minimo delle proprie possibilità o capacità, giusto quel poco necessario a giustificare la propria presenza, il proprio impegno o il proprio ruolo. “Tira a campà”, direbbe Enzo Jannacci.

Ecco, tirare a campare, senza sforzarsi minimamente per fare di più e dare il meglio di sé, rende l’idea dei tempi che stiamo vivendo. In generale, la società del terzo millennio sta tirando a campà. Offre, di sé, il minimo sindacale grazie al quale poter giustificare la propria esistenza. Questo non significa che non ci sia nessuno capace di dare il meglio di sé: qualche imprenditore che si fa un mazzo così e anche di più per provare ad affermarsi; i tanti lavoratori che si fanno lo stesso mazzo per provare con dignità a portare la famiglia a fine mese sono tantissimi.

Concettualmente, però, la sensazione è che i furbetti del minimo sindacale siano piuttosto diffusi. A livello culturale, ad esempio, il decadimento è impressionante. Sono sempre meno quelli che leggono libri, vanno a teatro o al cinema, ascoltano musica classica. I musei vengono visitati in massa ma solo quando l’ingresso è gratuito. Però i concerti in spiaggia di Jovanotti sono sold out. E, a proposito di musica, la qualità della produzione musicale dell’ultimo decennio e forse più è davvero scadente (non lo dico io ma gli specialisti del settore). Non si scrivono più canzoni capaci d’emozionare, tanto che gli autori sono stati invitati ad impegnarsi “oltre il minimo sindacale”.

In politica poi, c’è il peggio del peggio, sia a livello locale sia a livello nazionale. Amministratori, Onorevoli e Senatori, gente che ha scelto di governare un Comune, una Provincia, una Regione, una Nazione, anziché muoversi per far progredire e migliorare lo status quo si accontentano di fare il “minimo sindacale”. Tirano a campà solo per garantirsi la poltrona e, così facendo, anziché migliorarlo lo status quo spesso lo peggiorano. Trovare alibi per loro, in questi ultimi anni, è stato facilissimo: la perdita di potere dei partiti, la mancata crescita economica, la pandemia, l’inflazione galoppante, la guerra in Ucraina, il vaiolo delle scimmie… Ma gli alibi servono a giustificare le sconfitte.

Dopo i tanti governi tecnici, a settembre il popolo tornerà alle urne per eleggere i propri rappresentanti politici i quali, lancia in resta, hanno già iniziato a sciorinare programmi e promesse a tutto spiano. Programmi e promesse che, come succede da circa settant’anni, verranno puntualmente disattesi. I nuovi eletti attueranno, come sempre, il “minimo sindacale” necessario a non essere mandati a casa anzitempo.

Succederà ancora e la colpa sarà mia. Perché continuo a permettere che tutto ciò accada senza far nulla per evitarlo. Perché io, italiano, sono fatto così: purché non mi si rompano le scatole, mi si garantisca l’assistenza sanitaria e la pensione, e mi si faccia pagare poche tasse, sono disposto a fare l’italiano al “minimo sindacale”. Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!

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