LegaPro – La nave Ancona affonda abbandonata al suo destino

La società non onora il pagamento di stipendi e contributi del primo bimestre 2017

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Era nell’aria da giorni, ma stamattina è diventato ufficiale: l’Ancona non ha pagato stipendi e contributi del bimestre gennaio – febbraio entro la scadenza del 18 aprile. È la seconda volta consecutiva che il club non onora gli obblighi federali, ma in questa occasione non ha versato neanche un euro ai propri tesserati: a febbraio, almeno, sette stipendi e tutti i contributi erano stati saldati (ciò non impedirà il -1 in classifica).

Ma a parte la penalizzazione che, per questa scadenza, verrà inflitta nella prossima stagione (ammesso che la società si iscriva ad un campionato, ndr), è impressionante vedere la velocità con cui la nave Ancona stia colando a picco.

Gianfranco Mancini, direttore generale del nuovo corso dell'Ancona 1905
L’ex direttore generale Gianfranco Mancini, il suo interregno è durato soli pochi mesi

Poco più di tre mesi fa, alla cena di Natale, l’ex dg Mancini parlava di B in tre anni, di un progetto importante, di una casa di cristallo. Dopo quaranta giorni da quelle dichiarazioni, invece, sono arrivate le sue dimissioni per lasciare spazio a Marco Nacciarriti, già dg della Maceratese che, come prima dichiarazione, rassicurò tutti sull’avvenuto pagamento degli stipendi di novembre e dicembre (saldati in seguito grazie a parte della fidejussione di Marinelli), per poi passare a fantomatiche trattative con imprenditori calzaturieri che hanno smentito sdegnati uno ad uno.

Fino ad arrivare agli sponsor occulti che avrebbero coperto le perdite di bilancio: in questo caso non si hanno notizie di loro dimissioni – in pratica, non esiste più neanche un ufficio comunicazione – e Nacciarriti non dà più notizie di sé da un paio di settimane.

Le prime dichiarazioni in sala stampa di Marco Nacciarriti, il nuovo direttore generale dell'Us Ancona 1905
Marco Nacciarriti, il dg che ha sostituito Mancini non si fa vedere da almeno due settimane

A questo punto, dando per scontata la retrocessione, è già scattata la corsa per iscrivere la squadra alla serie D. Una possibilità che per poter essere praticata obbliga al saldo dell’ingente debito accumulato da una gestione a dir poco dissennata. Un buco nero che si sta allargando mese dopo mese e che sta assumendo i contorni di una voragine.

Ma non è tutto. L’attuale proprietà, rappresentata da Ercole Di Nicola, chiede una sostanziosa buonuscita per levare le tende, nonostante sia ormai invisa alla piazza ed aspramente contestata. In pratica, vorrebbe rientrare delle spese effettuate, che sono solo una piccola parte dei danni prodotti.

Ercole Di Nicola
Ercole Di Nicola

Alla resa dei conti, vale davvero la pena salvare quest’Ancona? Noi lo abbiamo già scritto: nel modo più assoluto, no! Un malato terminale va lasciato morire in pace, senza nessun accanimento terapeutico. Bisogna – e anche questo lo abbiamo già scritto – iniziare a lavorare per un futuro diverso, pulito e soprattutto anconetano: la città, in tutte le sue componenti, deve svegliarsi e potrebbe essere già in colpevole ritardo.

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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