LEGA PRO – Tour de force per l’Ancona: 5 partite in 14 giorni

Mentre i dubbi sul mercato affiorano prepotenti in un intreccio fra passato, presente e futuro

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Ancona – Domenica inizia un tour de force importante per l’Ancona, chiamata a giocare cinque partite in quattordici giorni, con le due semifinali di Coppa Italia: 1 marzo a Matera e 8 marzo al Del Conero; inframmezzate dal derby salvezza col Fano: 5 marzo tra le mura amiche.

A completare il ciclo terribile, le trasferte di Bergamo con l’Albinoleffe domenica, e di Gubbio a seguire.

La squadra di Pagliari affronterà questo periodo con gli uomini contati, soprattutto in difesa, a causa degli infortuni di Barilaro e Kostadinovic che staranno fuori almeno fino a fine marzo: a Bergamo mancherà anche lo squalificato Daffara.

Il mister dell'Ancona, Giovanni Pagliari
Il mister dell’Ancona, Giovanni Pagliari

Ed ecco che i nostri dubbi sul mercato di gennaio vengono prepotentemente a galla: la retroguardia è stata notevolmente indebolita, sono arrivati Nicolao e Di Dio che non hanno praticamente mai giocato in stagione, e a Modena la prestazione del secondo ha evidenziato che la condizione fisica è ai minimi termini.

Se n’è andato Moi, nelle ultime partite in biancorosso un po’ in difficoltà, ma con Ricci formava una coppia affiatata già dai tempi di Catanzaro. La dirigenza aquilana, Mastropietro e Di Nicola per intenderci, hanno puntato su Cacioli, affidabilissimo centrale, ma i suoi 35 anni potrebbero farsi sentire in partite così ravvicinate ed il difensore aretino non potrà minimamente rifiatare.

Luca Cacioli
Luca Cacioli, il trentacinquenne centrale dell’Ancona 1905

Che Dio ce lo tenga in forma, così come capitan Ricci. Nel frattempo è stato aggregato alla prima squadra il difensore della Berretti, Bellucci.

Starà a Giovanni Pagliari dosare bene le energie, il nuovo mister ha già fatto intuire di voler ruotare diverse pedine. L’aver fatto giocare Marco Djuric titolare col Santarcangelo, praticamente mai in campo con Brini, lo dimostra. Però il tecnico di Tolentino deve anche far punti e, spesso, turn over non fa rima con successi, soprattutto in queste categorie.

Dovranno essere la sua grinta e la sua positività a guidare un gruppo apparso impaurito ed insicuro.

Dino Pagliari, fratello maggiore di Giovanni il neo mister dei dorici
Dino Pagliari, fratello maggiore di Giovanni il neo mister dorico

Dalla trasferta di Bergamo, Pagliari potrà contare su un tifoso di famiglia in più: infatti il fratello Dino ha guidato per l’ultima volta la Viterbese proprio nel giorno dell’esordio di Giovanni sulla panchina dell’Ancona.

Il più grande dei Pagliari, esonerato nonostante la vittoria sulla Lupa Roma, aveva sostituito a dicembre l’ex tecnico dell’Ancona Giovanni Cornacchini. E chi prenderà il suo posto a Viterbo? Sì, esatto, proprio Cornacchini. Che strano, a volte, lo sport!


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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