Lega Pro – Prima settimana di calciomercato per l’Ancona 1905

‘Sarà un mercato impegnativo sia in entrata che in uscita’ dichiara il dg Gianfranco Mancini

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INTERVISTA IN ESCLUSIVA 

 

Ancona – Gennaio è tempo di calciomercato: la sessione invernale dura dal 3 al 31. Dopo la prima settimana di trattative abbiamo fatto il punto con il direttore generale Gianfranco Mancini.

Direttore, come si sta muovendo per rinforzare la squadra?

«Abbiamo intavolato diverse trattative con calciatori che crediamo possano fare al caso nostro, la carne al fuoco è tanta, anche perché vorremmo portare ad Ancona almeno 4 o 5 nuovi giocatori: un portiere, un terzino sinistro, un paio di centrocampisti ed un attaccante sono i nostri obiettivi. Ma per fare questo dobbiamo anche cedere quei ragazzi che hanno trovato poco spazio come Rossini, Malerba, Djuric, Battaglia e Bambozzi. Tutti bravi giocatori che meritano di giocare, ma qui c’è poco spazio. Inoltre, dovrebbero andare altrove anche Tassoni e Davighi. Diciamo che sarà un mercato impegnativo sia in entrata che in uscita».

Gianfranco Mancini, direttore generale del nuovo corso  dell'Ancona 1905
Gianfranco Mancini, direttore generale del nuovo corso dell’Ancona 1905

I due obiettivi primari sembrano l’attaccante della Juve Stabia Del Sante e l’esterno della Ternana Surraco, già ad Ancona dal 2008 al 2010. A che punto sono le trattative?

«Oggi presenteremo l’offerta ufficiale a Surraco, ma non penso che prima dell’ultima settimana di mercato il calciatore si muova da Terni, visto che anche altre società stanno pensando a lui. Il ragazzo ad Ancona è stato bene e questo è un punto a nostro favore, diciamo che se scenderà in Lega Pro lo farà soltanto per giocare con noi. Per Del Sante siamo in stand-by, anche lui difficilmente deciderà la sua destinazione nei prossimi giorni. Comunque ci stiamo guardando intorno per le alternative, anche per il centrocampo e l’attacco». (C’è stato un sondaggio per un altro ex dorico, Tommaso D’Orazio in uscita da Teramo, e per il mediano della Juve Stabia Zibbert, ndr.)

Nel frattempo da ieri si allena con la squadra lo svincolato Leandro Vitiello, che è reduce da un grave infortunio. Come l’ha visto?

«Direi che sta abbastanza bene, ha fatto tutto il lavoro con la squadra e mi sembra che fisicamente sia recuperato. Ora sta a Brini decidere se tenerlo».

Direttore, ma l’Ancona ha esaurito il budget depositato in Lega? Può tesserare giocatori o deve presentare una fidejussione a copertura dei nuovo acquisti?

«A dicembre abbiamo provveduto ad abbassare un po’ il monte ingaggi e quindi lo spazio per almeno un acquisto lo abbiamo. Certo, le uscite ci servono per arrivare ai nostri obiettivi e per non avere una rosa di quaranta giocatori. Non possiamo permettercela».

La formazione dell'Ancona scesa in campo a Reggio Emilia
Una rosa numerosa da sfoltire e rinforzare quella dell’Ancona 2016/2017 

A proposito di obiettivi, cercate solo una salvezza tranquilla?

«È chiaro che in testa abbiamo altro (il progetto triennale prevede la serie B, ndr.), ci piacerebbe molto arrivare ai playoff, ma dipende anche dal mercato. È un cane che si morde la coda, perché quei giocatori che ci farebbero fare quel salto di qualità per ora è difficile portarli ad Ancona a giocare per la salvezza. Vediamo il primo febbraio cosa saremo riusciti a fare per porci un obiettivo».

Passando alle news societarie, ci sono novità per la fidejussione che sbloccherebbe la sponsorizzazione di Marinelli?

«Noi l’abbiamo regolarmente presentata e ci risulta essere al vaglio della Lega Pro. L’abbiamo stipulata con la Argo Global, un’assicurazione britannica che la stessa Lega Pro utilizzerà per sostituire le fidejussioni di quelle società rimaste senza il documento per il fallimento della loro assicurazione (s’intende la Gable, sono coinvolte 20 società tra cui Sampdoria e Maceratese, ndr). Per questo siamo fiduciosi».

È previsto a breve l’ingresso di nuovi soci?

«Per adesso solo quelli annunciati: Fabrizio Giglio e Gianfranco D’Angelo che già siedono nel cda. Ho parlato in settimana con imprenditori marchigiani interessati al progetto, se son rose fioriranno».

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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