La Lardini gioca bene, ma non capitalizza a Monza

Undicesima giornata di ritorno della Samsung Volley Cup di serie A1

SAUGELLA TEAM MONZA – LARDINI FILOTTRANO 3-1

Monza, 18 marzo 2019 – La Lardini parte bene, ma non riesce a capitalizzare una buona prestazione, perdendo 3-1 sul campo di una Saugella Monza più lucida e incisiva nei finali di set.

Le padrone di casa conquistano il primo break (3-1), ma è l’ex Partenio a garantire l’immediata parità (4-4) e (a muro) il primo vantaggio della Lardini (5-6). Monza sfrutta le fast di Adams, Filottrano trova punti al centro (Garzaro) e con Whitney in un avvio di gara che resta a lungo equilibrato. Ma il primo vero allungo lo confeziona Partenio: il suo mani out apre il break che la stessa Partenio costruisce al servizio, dando modo a Garzaro di piazzare lo slash vincente e poi piazzando l’ace del 13-17. La Lardini fugge via (17-23), sostenuta da un fantasmagorico 62% in attacco e da una super Partenio (6 punti con l’80%). Ortolani (7 punti e il 70%) annulla il primo di 6 set-point, il servizio out di Bianchini consegna l’1-0 alla Lardini.

La Saugella risponde immediatamente (4-0) in un secondo set in costante altalena. Vasilantonaki è il riferimento d’attacco principale di una Lardini che non può tenere la percentuale del parziale precedente, ma riesce a tenere brillantemente in ricezione (71% di positive, Cardullo al 100%), nonostante dalla linea dei nove metri inizi ad imperversare Hancock (due ace nel set). Monza cresce a muro (Melandri per il 14-8), ma la Lardini ha la forza per restare sempre dentro al set, rispondendo con Partenio e il muro di Vasilantonaki (15-12). Begic e Buijs rimettono luce tra le due squadre (23-18), il muro di Melandri fissa l’1-1 sul tabellone.

La Lardini riparte con Whitney, ma come nel primo set è Partenio a costruire l’allungo filottranese (3-5) con due chirurgici mani out. Vasilantonaki e la stessa Partenio spingono la Lardini sull’8-11, ma la squadra di coach Schiavo deve fare i conti con i turni al servizio di Hancock e Begic che ribaltano il set (14-13). Monza accelera nel momento decisivo e con il muro di Devetag e Ortolani si prende il 2-1.

La Lardini parte bene nella quarta frazione (2-3), il muro di Adams dà il là all’allungo brianzolo che il tocco di seconda di Hancock trasforma nel 7-4. Filottrano ricuce e resta in scia, prima con Cogliandro e Partenio (8-7), poi con l’attacco di Whitney (11-10). Monza torna a correre, alzando il muro con Hancock e sfruttando servizio e attacco di Ortolani (15-10). Cardullo suona la carica in difesa, il pallonetto di Partenio fa ripartire una Lardini che sul doppio muro di Garzaro e Partenio torna a stretto contatto con le avversarie. Il tentativo di recupero si infrange su due errori in attacco (20-17), Monza tira la volata decisiva piazzando i muri di Ortolani e Adams che siglano il 3-1 finale.

Il Tabellino

SAUGELLA TEAM MONZA: Hancock 10, Ortolani 21, Adams 12, Melandri 6, Begic 8, Orthmann 5, Arcangeli (L); Devetag 2, Buijs 4, Facchinetti, Bianchini. N.e.: Balboni, Bonvicini. All. Falasca – Parazzoli.

LARDINI FILOTTRANO: Tominaga 4, Whitney 13, Garzaro 3, Cogliandro 3, Partenio 15, Vasilantonaki 14, Cardullo (L); Baggi. N.e.: Pisani, Brcic, Rumori. All. Schiavo – Rocca.

ARBITRI: Bellini – Morgillo.

PARZIALI: 19-25 (24’), 25-18 (26’), 25-21 (28’), 25-18 (30’).

NOTE: Monza: battute sbagliate 14, battute vincenti 7, muri 11, ricezione positiva 67% (perfetta 42%), attacco 42%. Lardini: b.s. 10, b.v. 2, mu. 3, ric. pos. 61% (perf. 29%), att. 40%.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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