La Fondazione Il Samaritano ospiterà i ragazzi del vivaio dell’Ancona

Un’opportunità in più per il settore giovanile dorico. Il convitto di Posatora accoglierà anche quelli che arrivano da fuori regione

Ancona, 16 luglio 2022 – Novità per il settore giovanile dell’Ancona Calcio. In attesa del centro sportivo, i ragazzi del vivaio saranno ospitati nel convitto della Fondazione Il Samaritano. Il club biancorosso, grazie all’impegno dello scouting Stefano Pizzi, è riuscito a trovare una struttura in grado di accogliere un buon numero di giovani calciatori. Aspiranti campioni venuti anche da fuori, con i genitori lontani.

Ad Ancona saranno i tecnici biancorossi e collaboratori a guidarli, ascoltarli, aiutarli ed educarli. La società l’ha pensata così ed è felice di aver raccolto la disponibilità del presidente della Fondazione Giancarlo Sbarbati, della vice Anna Maria Candelari e della segretaria, Sabrina Bevilacqua.

Il centro, situato a Posatora in Via Madre Teresa di Calcutta, fornisce assistenza e vicinanza a ragazzi con disabilità. Tuttavia, per l’Ancona, ha fatto volentieri un’eccezione, sostenendo dei lavori per rendere più accoglienti le stanze.

Il tema è molto caro all’amministratore delegato Roberta Nocelli: «Lo scorso anno, anche a causa dei tempi ristretti, non siamo riusciti a trovare ospitalità – ha detto il dirigente della società dorica – Adesso, grazie all’impegno e alla sensibilità di don Giancarlo che ringrazio infinitamente, possiamo essere più vicini e disponibili verso le famiglie dei ragazzi che giocheranno per noi. Saranno seguiti da un tutor, frequenteranno la scuola, andranno agli allenamenti. Lavorando moltissimo con il territorio, dovevamo trovare un convitto affinché i ragazzi potessero sceglierci. Mi preme infine – ha concluso la Nocelli -, ringraziare il nostro Stefano Pizzi che è l’artefice di questa bellissima operazione».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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