Giro d’Italia d’epoca, sabato 21 aprile la tappa anconetana

Partenza dalla Mole Vanvitelliana dove domani saranno allestiti gli stand. Alla ciclostorica, articolata su due percorsi, si uniranno auto e moto d'epoca

Parte da Ancona  la 1ª edizione di Antiche strade del Conero,la ciclostorica che sabato 21 aprile, con partenza dalla Mole Vanvitelliana alle 9,30, approderà finalmente ai piedi del Monte Conero. La manifestazione, presentata questa mattina dall’assessore allo Sport Andrea Guidotti e organizzata dalla Quintabikers di Ancona in stretta collaborazione con il Comune, si inserisce all’interno del calendario ufficiale del Giro d’Italia d’epoca, che racchiude 16 tappe in  tutta Italia .

Giro d’Italia d’epoca (foto d’archivio)

Da domani, venerdì 20 aprile il canalone della Mole (zona antistante Auditorium) si animerà degli stand più disparati, tutti con un  unico comune denominatore: la passione per la storia, per i tempi passati, per qualcosa che ha lasciato il segno. Saranno infatti presenti  il Vespa Club di Ancona, gli stand vintage del GIde (Giro d’Italia d’epoca) e tanti altri appassionati – uno dei quali porterà addirittura due biciclette appartenute a Fausto Coppi – che animeranno la manifestazione.

Ammessi all’iscrizione sono tutti coloro in possesso di una bicicletta costruita precedentemente all‘anno 1987, che ha segnato la svolta per la dotazione delle due ruote.

«Già superate le 50 adesioni, si raccolgono sul sito www.quintabikers.it e alla Mole già da domani mattina – fanno sapere gli organizzatori Roberto Quintabà, Enrico Magnarini e Giovanni Mascambruni – un dato molto positivo per una novità come quella della ciclostorica di Ancona».

Ancona – Percorso Classico Giro d’Italia d’epoca

Dalla Mole di  Ancona si partirà sabato alle 9,30 in direzione  Archi per due percorsi, il classico e il cittadino, a cui possono partecipare solo ciclisti muniti di bici storica e con abbigliamento consono; coloro che, per intenderci, non hanno bisogno di troppi ausili tecnologici o abbigliamento di ultima generazione per riuscire a terminare un percorso di oltre 50 km.

Una carovana variopinta e festante con moto e auto d’epoca che attraversa in parte la città di Ancona, raggiunge la collina di Candia, lambisce le cittadine di Camerano e Sirolo fino a rientrare nel capoluogo passando per la strada panoramica del Monte Conero che regala scorci unici sul mare.

Ancona – Il percorso della Pedalata Cittadina

Il percorso è composto da numerose strade bianche e panoramiche e sostenuto da 2 ristori d’epoca nelle località di Camerano presso l’Agriturismo Villa Gens Camuria e il Poggio di Ancona.

Il percorso cittadino si snoderà lungo le vie del centro storico di Ancona con una cornice di pubblico sicuramente curioso, caloroso e un po’ sorpreso da questa bella novità. Nel pomeriggio di sabato dopo le 14.30 alla Mole avverrà la premiazione che consiste in 5 riconoscimenti, rispettivamente: al gruppo più numeroso, al veterano, al novizio, al ciclista che arriva da più lontano e al personaggio più caratteristico.

A tutti gli iscritti verrà garantito un ristoro e inoltre un pacco di prodotti tipici che va a chi sceglie il percorso più lungo; ai “cittadini” andrà una bottiglia di Rosso Conero.

 

redazionale

 


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Ancona e i perseguitati politici antifascisti

Ricostituita nelle Marche l’ANPPIA memoria storica con presidente Gianluca Quacquarini


Camerano, 26 gennaio 2023 – Arriva una nota in redazione a firma Gianluca Quacquarini consigliere comunale dorico in orbita Articolo Uno, già iscritto al M5 stelle e ancora prima nel PD: “Ricostituita ad Ancona l’ANPPIA, Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti, ed io sono stato eletto presidente di questa ricostituita federazione”.

Lì per lì, ignorando del tutto l’esistenza di questa Associazione, sono stato assalito dallo sgomento. Ma come, nel 2023 stiamo ancora a parlare di perseguitati politici antifascisti? In oltre vent’anni di mestiere, dal 2000 ad oggi, non ne ho mai incontrato uno. A cosa diavolo serve ricostituire una simile associazione? E ancora, a cosa diavolo serve essere degli anti qualcosa se quel qualcosa è finito nel 1946?

Gianluca Quacquarini

Mio nonno poteva essere un antifascista, dal momento che fu mandato al fronte nella Prima Guerra Mondiale (1915-1918) come un ‘ragazzo del ‘99” (nati nel 1899). E dunque testimone adulto dell’era fascista (1919-1943). Mio padre poteva essere un antifascista, dal momento che vide la luce nel 1928, alla caduta del regime di Mussolini aveva 15 anni e dunque sapeva cosa significasse esserlo. Un pensiero reso concreto dal fatto che per tutta la vita mio padre tenne nel cassetto del comodino in camera da letto la tessera del PCI, anche quando il PCI non esisteva più.

Loro sì, ma io? E con me tutti quelli della mia età o più giovani come appunto Quacquarini… Per me e per loro che senso ha, oggi, parlare di perseguitati politici antifascisti? Nessuno, ma rispondo solo per me. Per il semplice motivo che sono cresciuto in un’epoca in cui questi perseguitati semplicemente non esistevano. Appartenevano ad un passato per me remoto. Occhio però a giudicare, perché da quando ho iniziato a capire la storia ho sempre condannato il regime di Mussolini, e conosciuto a fondo la storia dei perseguitati politici antifascisti, da Sandro Pertini in testa e soci illustri, suoi compagni di lotta.

Così, sempre per capire, ho fatto qualche ricerca e finalmente ho capito. L’ANPPIA, che ha sede a Roma sin dal 1946, ha uno Statuto, un Comitato esecutivo con tanto di Revisori dei conti e un Collegio dei Probiviri; edita un giornale bimestrale: L’antifascista, fondato guarda tu proprio da Sandro Pertini, e ha sempre dedicato molta parte delle sue energie alla ricerca e diffusione della conoscenza della storia dell’Antifascismo e dei suoi protagonisti, attraverso pubblicazioni, convegni, mostre, attività nelle scuole e molto altro.

Quel che vale per la Shoah, dunque, vale anche per l’ANPPIA: la memoria storica è importante, mai dimenticare quei perseguitati dal fascismo che hanno fatto la galera e subìto l’esilio – in alcuni casi pagando con la propria vita – per costruire l’Italia democratica, liberale e repubblicana di oggi.

Dunque, il senso di questa ricostituzione sta tutto qui: ricordare la storia per non dimenticare, un monito affinché non si ripetano più certe storture del passato, assolutiste e sanguinarie. Del passato, però! Perché oggi proprio grazie a quegli eroi certe reminiscenze sono state cancellate, non ci appartengono più. E certi gruppetti nostalgici lasciano il tempo che trovano e non vale neppure la pena citarli.  Meglio così, per un attimo avevo pensato che mi fosse sfuggito qualcosa!

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