Futsal: Cus Ancona roboante, il Porto San Giorgio va Ko

Futsal – Campionato di Serie B, Gir. D

CUS ANCONA – FUTSAL CITTÀ DI PORTO SAN GIORGIO 9 – 3

Un esordio così, il Cus Ancona, l’ha sognato da tempo. Una vittoria netta, limpida, schiacciante dinanzi ad un avversario che annoverava tra le sua fila elementi quali Patrick Nora e Mauricio Paschoal.

Un 9-3 che dà morale e convinzione in vista del futuro, che dopo di oggi appare sicuramente più roseo. E pensare che dopo il primo tempo in pochi avrebbero pensato ad una disfatta così netta dei sangiorgesi. 2-2 nella prima frazione con le reti di Bartolucci e De Sousa, pareggiate da Nora e Renan Beluco, negli ultimi quattro minuti.

Cus Ancona – Futsal Città di Porto San Giorgio, calcio d’inizio

Nella seconda frazione il Cus si scatena letteralmente, lasciando solo le briciole all’avversario. Dopo il momentaneo 2-3 di Renan, con un rocambolesco colpo di testa sugli sviluppi di un angolo, arrivano pareggio e sorpasso firmati da Cassaro e Fioretti.

Proprio il Pupo di Montegranaro, di lì a poco uscirà vittima di un brutto infortunio alla spalla, causando un stop di oltre dieci minuti alla gara. La tripletta di Belloni e il sigillo finale di capitan Junior chiudono poi definitivamente il match, mandando la gara agli archivi sul 9-3

Andrè De Sousa: «La trama tattica è stata la stessa sia nel primo che nel secondo tempo, nella ripresa è andata meglio chiaramente. Il mister ci aveva chiesto grande attenzione e ritmo e le cose sono andate bene. La vittoria è dedicata a Cassaro, è un compagno e ci dispiace per il suo infortunio. Il goal con palla rubata a Nora? Un’emozione visto il campione che avevo davanti»

CUS ANCONA: Vittori, Cassaro, Bianchi, Gallozzi, Fioretti, De Sousa, Zizzamia, Bartolucci, Qorri, Belloni, Junior, Marchionne All. Carletti

FUTSAL CITTA’ DI PORTO SAN GIORGIO: Traspedini, Micozzi, Nora, Rossignoli, Mercolini, Hihi, Ricci, Ciuti, Paschoal, Renan Beluco, Botticelli All. Giorgi

Arbitri: Massicci di San Benedetto del Tronto e Carbonari di Pesaro

Reti: 9’Bartolucci, 14’ De Sousa, 16’Nora 17’ e 6st Renan, 8st Cassaro, 10st Fioretti; 12st, 13st e 15st Belloni, 17st Junior

Ammoniti: Qorri, Mercolini

Note: Spettatori 200 circa. Al 9’ del secondo tempo gara interrotta per dieci minuti per infortunio a Cassaro

 

Giuseppe Gallozzi


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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