Dopo il rinvio confermata al 4 ottobre la XXI Regata del Conero

Le previsioni meteo dicono che sarà una giornata di quelle buone per la vela

Ancona, 2 ottobre 2020 – Dopo il rinvio della scorsa domenica per avverse condizioni meteo, la Regata del Conero torna sul palcoscenico della Riviera domenica 4 ottobre, con partenza come sempre alle ore 11 dal tratto di mare del Passetto. Oltre 130 le barche finora iscritte, ma visto che la giornata dovrebbe essere di quelle buone per la vela, con vento di scirocco dai 10 ai 15 nodi e temperature gradevoli, si prevede che il numero dei partecipanti sia destinato a salire.

Con Pendragon che per impegni già presi – il Trofeo Bernetti di Trieste Sistiana – non è potuta restare ad Ancona, la vittoria in tempo reale sarà con ogni probabilità contesa tra i due maxi yacht presenti, Idrusa Neprix dei campioni di vela Paolo e Sandro Montefusco, e Kiwi di Mario Pesaresi con un agguerrito equipaggi di velisti nostrani.

Ma gli scontri più accessi si registreranno come sempre nelle classi minori dove, soprattutto se il vento dovesse essere più leggero di quello previsto, ci potranno essere molte sorprese anche nella classifica assoluta. Sono infatti tante le barche piccole iscritte, e tra queste ce ne sono diverse velocissime nella classe VII Regata come Trenta63Team Orzelli di  Gabriele Percetti, la nuovissima Mia di Alessandro Pigliapoco Nicosia, Melges 32 di Andrea Musone e AL217 di Secondo Mariotti.

Al termine della regata, gli equipaggi potranno gustare un assaggio delle bontà a KmZero offerte da Coldiretti e cucinate dall’Accademia di Tipicità in blù, come l’insalata di ceci con rosmarino e cotenna di maiale, la pasta fredda con melanzane capperi e olive, l’insalata di fagioli con cipolla rossa scottata e confit di pomodorini.

Non poteva mancare il consueto appuntamento con il commento tecnico in diretta della Regata del Conero condotto dallo skipper e yacht designer anconetano Paolo Cori, in una forma inedita, quella della diretta streaming, dettata dalle normative post Covid. Sarà possibile seguire le fasi salienti della regata collegandosi con la pagina Facebook ufficiale di Marinadorica dalle 10.45.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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