Curva Nord: “Presidente Marconi, basta con questo scempio!”

Il duro comunicato dei tifosi dell’Anconitana che chiedono al Patron fatti e non parole

Ancona, 7 ottobre 2020 – Fortemente delusi dalle scelte societarie e dai risultati piuttosto sconfortanti di questo inizio campionato dell’Anconitana Calcio, i tifosi della Curva Nord pubblicano sui social un comunicato durissimo dove riassumono il loro stato d’animo, invitando il presidente Stefano Marconi a smetterla con le parole per passare ai fatti. Di seguito il testo integrale:

«É con estrema amarezza che ci troviamo costretti nuovamente a dire la nostra sulla situazione attuale della nostra Anconitana. Abbiamo aspettato ad esternare i nostri timori, le nostre sensazioni, il nostro pensiero, ma abbiamo dato solo un imperativo chiaro e deciso che era e che è vincere, imperativo che dovrebbe essere lo stesso della nostra società.

Dopo due giornate ci troviamo con una situazione che è ormai sotto gli occhi di tutti. Se andiamo a considerare le premesse di quello che dovrebbe essere stato un progetto vincente, considerando anche il fatto che pur di non interferire con la società fino a questo momento ci siamo limitati solo al mugugno nei confronti di un personaggio come Pieroni, perchè lui doveva portare la qualità la sicurezza, prima, del ripescaggio… poi di una squadra che avrebbe vinto il campionato ad occhi chiusi…

Ad oggi purtroppo i fatti oggettivi sono questi, si è arrivati all’inizio del campionato con una squadra incompleta, alla seconda di campionato è ancora incompleta, o almeno non all’altezza del famoso progetto vincente, non a detta nostra, ma da tutti gli addetti ai lavori… sembra assurdo ma anche dal presidente, e dal mister.

È a questo punto che la domanda nasce spontanea ma allo stesso momento decisa, signor Marconi: dato che lei è il padrone di questa società, non è arrivato il momento di mettere fine in prima persona a questo scempio?

Non e’ arrivato il momento di rispondere con i fatti a chi apertamente sta mettendo in dubbio il suo operato a più riprese? Non è arrivato il momento di mettere fine a questo immobilismo? A lei le risposte possibilmente con i fatti, perché alle parole… alle ciliegine ormai non ci crede più nessuno.

Siamo l’Anconitana… rappresentiamo Ancona… meritiamo rispetto meritiamo di più».

Curva Nord Ancona

 

redazionale

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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