Ciclocross, solo la sfortuna nega il tris tricolore a Gabriele Torcianti

L’allievo del Pedale si deve accontentare dell’argento. Ottavo Garofoli

Silvelle di Trebaseleghe. Tricolore solo sfiorato da Gabriele Torcianti. L’allievo del Pedale Chiaravallese giunge secondo nel campionato italiano di ciclocross disputato a Silvelle di Trebaseleghe. Davanti a lui solo Davide De Pretto (Scuola Ciclismo Piovene Rocchette Rampon) che si è laureato  nuovo campione italiano della categoria Allievi primo anno. Più forte di Torcianti solo la sfortuna.

Torcianti taglia il traguardo a spinta
Gabriele Torcianti (Pedale Chiaravallese) taglia il traguardo a spinta per la rottura della catena

Una manciata di secondi, nove, sono risultati fatali a Torcianti che non è riuscito a indossare per la terza volta la maglia di campione italiano di ciclocross della sua giovane carriera dopo quelle conquistate nella categoria Esordienti nelle due ultime stagioni rispettivamente a Pezze di Greco e sul Monte Prat. Secondi fatali dovuti alla rottura della catena che ha dovuto subire Torcianti mentre era in testa a soli duecento metri dall’arrivo. Un incidente meccanico arrivato proprio mentre si trovava al comando della competizione e stava impostando la volata finale.

De Pretto, vicentino, ha così avuto vita facile, con Torcianti costretto a tagliare il traguardo a piedi spingendo la bicicletta dopo una gara superlativa, forse la migliore stagionale, ma alquanto sfortunata.

Il podio tricolore
Il podio tricolore

Da segnalare la  buona prova anche del fidardense Gianmarco Garofoli giunto nella top ten, con l’ottavo posto.

La classifica del tricolore Allievi primo anno:

1. Davide De Pretto (Piovene);

2. Gabriele Torcianti (Pedale Chiaravallese);

3. Valentino Nadalutti (Granzon).

8. Gianmarco Garofoli (Recanati Marinelli Cantarini).


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Crisi di Governo e disobbedienza dei ristoranti

Venerdì 15 gennaio migliaia di locali in mezza Italia rialzano le saracinesche


Camerano – 14 gennaio 2021 – Devo smentire me stesso. Due giorni fa, da questo stesso spazio, avevo scritto: “Il Governo Conte 2 sta per crollare sotto la mannaia renziana di un’Italia Viva che con due Ministre e una insignificante manciata di voti si permette il lusso di volerne decidere le sorti. Probabilmente è un bluff, alla fine Renzi dimostrerà di non avere le palle per andare fino in fondo. Incasserà il massimo possibile e troverà le giuste scuse per lasciare le Ministre dove stanno. Ovviamente, il tutto all’insegna del bene dell’Italia e degli italiani” (Corriere del Conero, Il caos agitato della pandemia, 12 gennaio 2021)

I fatti, dopo 48 ore, hanno dimostrato che mi sbagliavo: Matteo Renzi, ieri, (foto) ha ritirato le due Ministre di Italia Viva aprendo, di fatto, la crisi di governo e sfidando apertamente il premier Giuseppe Conte alle uniche due alternative possibili: dimettersi o andare in Parlamento a cercare i numeri per una maggioranza che, allo stato attuale, non esiste. Ma in politica, specialmente in Italia, mai dire mai: troppi salti del grillo e della quaglia, troppi passi all’indietro a mo’ dei gamberi.

Dunque, smentendomi piacevolmente, Matteo Renzi le palle ha dimostrato d’averle, eccome! Ma pure tanto coraggio che, in questo tempo di pandemia, per il PD e i 5 Stelle viene considerato pazzia pura: “Con il Paese in grave difficoltà per via del Covid, le terapie intensive affollate, i contagi che continuano a crescere, i ristori da designare, la campagna vaccinale appena partita da gestire, aprire una crisi di governo è pura follia”, è il loro mantra.

Ha ragione Renzi, o hanno ragione loro? A guardarla dall’esterno, avrebbero ragione entrambi. Renzi, perché quel che chiede, e non stiamo qui a ribadirlo, è sacrosanto, concreto e rispondente al vero; PD e 5 Stelle perché, per come è messo il Paese in questa fase, non si può perdere tempo in litigi politici e partitici quando invece andrebbe speso tutto nel gestire e risolvere i problemi pandemici a livello sociale, sanitario, economico, lavorativo.

Certo è che il quadro, nel suo insieme, al momento è un miscuglio di colori indecifrabili e il titolo del mio editoriale di due giorni fa: “il caos agitato della pandemia”, lo descrive benissimo. Il presidente Mattarella ha fretta di risolvere la crisi, profondamente consapevole dei guasti che produrrebbe al Paese se dovesse prolungarsi oltre misura. Renzi, viaggia a muso duro e in punta di unghie sul filo della lama di un rasoio: potrebbe incassare parecchio o sparire del tutto. Il centrodestra non fa sconti e vorrebbe subito elezioni anticipate. Il Premier, dopo aver accentrato ogni decisione e alzato muri intorno a sé, o riesce nella magia di mettere in piedi un Conte ter o dovrà rimettere il mandato nelle mani di Mattarella.

Tutto questo mentre il Paese, esausto, sfinito, sfiduciato e impaurito, non ne può più. E arrivano le prime ribellioni serie. Domani, venerdì 15, nelle Marche, in Toscana, in Emilia Romagna, migliaia di ristoratori hanno deciso per la disobbedienza totale ai Dpcm contiani e, costi-quel-che-costi-ormai-chi-se-ne-frega, rialzeranno le saracinesche dei loro locali senza più limiti d’orario. Pur rispettando tutte le direttive su distanziamento, sanificazione, mascherine e via dicendo. Mentre i politici a Roma litigano, gli italiani dell’Italia reale e in sofferenza reagiscono come possono e si ribellano. Non per salvarsi la poltrona, ma per salvarsi la vita.

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