Cartoceto – Buldog Lucrezia “morde” due volte il Cus Ancona

Futsal Marche – Serie B girone D

BULDOG LUCREZIA – CUS ANCONA 2-1

Cartoceto – Seconda sconfitta consecutiva per il Cus Ancona che rimedia un 2-1 all’Omar Sivori di Cartoceto. Il Buldog Lucrezia padrona di casa ottimizza alle perfezione gli episodi a favore, conquistando una vittoria preziosissima per il suo cammino.

Orfana di Qorri, Cassaro e Bartolucci, con Belloni e Fioretti non in perfette condizioni, la formazione anconetana ha tenuto testa per lunghi tratti ai “cagnacci” arrendendosi solo dopo aver venduto cara la propria pelle.

Cartoceto – Ripasso degli schemi nel pregara del Cus Ancona

Primo tempo molto tattico, sbloccato solo da uno schema da rimessa laterale capitalizzato da Spinelli. Nella ripresa i dorici crescono ma una conclusione di Rossi viene sfortunatamente deviata da Pellegrino, terminando la sua corsa alle spalle di Vittori.

Carletti, nei minuti finali, si gioca la carta del quinto di movimento e almeno inizialmente gli effetti sono quelli sperati. Da una conclusione dalla distanza il gialloblu Severi si oppone con la mano, procurando il rigore e rimediando la seconda ammonizione per proteste.

Dal dischetto Belloni realizza il 2-1 ma il forcing finale non porta al pareggio, con i biancoverdi bloccati in fondo alla classifica con zero punti.

Sala Stampa

Simone Gallozzi: “E’ stata una gara dura ma non credo meritassimo la sconfitta. Il nostro approccio è stato migliore rispetto a quello di Perugia e quanto visto in mezzo al campo lo conferma. È un momento difficile, abbiamo delle assenze e siamo sul fondo del classifica, ma non per questo dobbiamo mollare. Lavoreremo in settimana ancora di più per migliorare, preparandoci al meglio per la gara di sabato contro un avversario forte come il Faventia”.

BULDOG LUCREZIA: Corvatta, Evangelisti, Severi, Da Silva, Gomes Fernandes, Silveira, Spinelli, Aiuti, Cimarelli, Marinelli, Rossi, Fabbri All. Renzoni

CUS ANCONA: Vittori, Gallozzi, Sabbatini, Fioretti, Pellegrino, Junior, Zizzamia, De Sousa, Belloni, Marchionne All. Carletti

Arbitri: Cannizzaro di Ravenna e Pizzica di Bologna

Reti: 18′ Spinelli, 30′ Rossi, 38′ Belloni (Rig.)

Note: Espulso Severi per doppia ammonizione

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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