Ancona – Howe ricomincia da 7,89

Al Palaindoor, rientro convincente del primatista italiano del lungo con una misura che non saltava da oltre sei anni. Sui 200 metri vittoria del marchigiano Angelini

Ancona – Brillante esordio stagionale per Andrew Howe. Il recordman italiano oggi è tornato in pedana nel lungo al Palaindoor di Ancona atterrando a 7,89. Era da oltre sei anni che il 31enne dell’Aeronautica, tra problemi fisici e di natura tecnica, non riusciva a esprimersi su misure di questo livello, a un solo centimetro dallo standard richiesto per l’iscrizione agli Europei indoor di Belgrado (3-5 marzo), fissato a 7,90.

Andrew Howe e Lorenzo Angelini, le due stelle di questo fine settimana al Palaindoor di Ancona
Andrew Howe e Lorenzo Angelini, le due stelle di questo fine settimana al Palaindoor di Ancona (foto Claudio Petrucci)

Argento mondiale 2007, campione europeo outdoor (2006) e indoor (2007), bronzo mondiale indoor (2006), Howe detiene i primati nazionali sia all’aperto (8,47) che in sala (8,30). Da alcuni mesi si allena a Castelporziano (Roma) insieme a un altro big dell’atletica azzurra, il bronzo olimpico del triplo Fabrizio Donato. Nella gara di oggi da segnalare anche il 7,73 dell’altro aviere Stefano Tremigliozzi ottenuto sempre al secondo turno di salti.

In base alle liste stagionali, Howe con 7,89 si colloca attualmente al quarto posto mondiale e al secondo nel Vecchio Continente dietro all’8,08 del francese Jean-Pierre Bertrand. Salto per salto, ecco come l’azzurro racconta la gara di oggi:

«Una bella emozione, Ancona mi porta sempre bene. Il primo è stato forse il più lungo, ma credo di averlo inavvertitamente annullato, camminando indietro nella sabbia… con Fabrizio che mi urlava dalla tribuna! Al 7,89 è mancato un po’ qualcosa in chiusura, il terzo salto l’ho passato, mentre negli altri due (6,15 soltanto accennato e 7,55, ndr), la ritmica non ha funzionato come si deve. All’ultima prova mi sono giocato il tutto per tutto, decisamente la rincorsa più bella, ma è finita con un altro nullo».

Un centimetro dal minimo per gli Euroindoor di Belgrado, undici dal fatidico muro degli 8 metri.

«Onestamente ho saltato senza l’ossessione di quel muro. È un confine che in carriera ho superato già tante volte e se le cose funzionano, spero di poterlo rifare presto. Avevo una gran voglia di gareggiare ed è stato bello tornare così».

E adesso cosa bisogna aspettarsi?

«Che sia solo l’inizio. Rispetto a un anno fa, mi sento un’altra persona e sto ritrovando tante sensazioni come non mi accadeva da un pezzo. Ci rivedremo sicuramente ad Ancona per gli Assoluti indoor del 18-19 febbraio, con tanti avversari che saranno senz’altro un bello stimolo per me».

Angelini e Howe in versione musicisti rock
Angelini e Howe in versione musicisti rock

Sui 200 maschili, dopo 27 serie e ben 128 atleti solo per questa gara, si aggiudica la vittoria Lorenzo Angelini con 21.98. Lo sprinter pesarese dell’Atletica Avis Macerata condivide con Howe la passione per la musica: infatti entrambi suonano la batteria in un gruppo rock.

Sfida azzurra al femminile, con le staffettiste della Nazionale impegnate nel giro di pista indoor. La più veloce è Ayomide Folorunso (Fiamme Oro) in 24.02 nella prima serie, davanti a Maria Benedicta Chigbolu (Esercito) con il personal best indoor di 24.24 e Raphaela Lukudo (Esercito), 24.26.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Notte di San Lorenzo, notte di sogni e di speranza

Con il naso all’insù per le stelle cadenti


Camerano, 10 agosto 2022 – Lo confesso, sono tante le notti di San Lorenzo che ho passato con il naso all’insù aspettando di veder cadere una stella. E confesso, anche, di aver espresso desideri nascosti a quella scia luminosa affidandogli, nel breve arco di tempo e di spazio del suo sfrecciare nel buio, la possibile realizzazione dei miei sogni. Credendoci, credendoci davvero, tanto era la voglia che mi portavo dentro di vederli concretizzati.

L’ho fatto sin da quando, bambino, ho appreso dell’esistenza di questo credo popolare. E lo faccio ancora oggi, nonostante la tarda età e la consapevolezza sia solo un credo popolare e niente di più. Crescendo, per molti anni ho abitato in un Comune il cui motto è: “Ad sidera tendit”, volgarmente tradotto “tendere alle stelle” proiettati verso l’alto. Qualcosa vorrà pur dire!

Ho affidato alle stelle cadenti il mio desiderio di riuscire ad acquistare per mio conto la prima motocicletta e correrci, e dopo un po’ il desiderio s’è avverato. Gli ho affidato quello di riuscire a pubblicare il mio primo romanzo e, tac! dopo un po’ l’ho pubblicato. Stessi affidi per un amore, per la nascita di un figlio, per realizzare il sogno di avere un giornale tutto mio. Tutti concretizzati.

Lo so. Lo so benissimo che con tutta probabilità quei sogni si sarebbero realizzati anche senza l’affido alle stelle cadenti, ma l’averlo fatto in tempi non sospetti ogni volta mi trasmetteva una speranza in più. Come se da lassù, nel profondo blu cobalto del cielo, una forza superiore potesse lavorare a mio favore: le stelle cadenti, e non un Dio, scelte forse a discapito del secondo perché non credente. Ma in fondo, in fondo, dove sta la differenza?

Credo di non essere l’unico essere umano ad averlo fatto. Credo, anzi, d’essere in buona compagnia. Gli individui, donne e uomini, nel proprio intimo più nascosto sanno di aver bisogno di una qualche entità capace di non farli sentire soli. Soli e disarmati di fronte alla quotidiana guerra contro il destino e le avversità. Contro le proprie debolezze.

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni…” ha scritto William Shakespeare ne: La Tempesta intorno al 1610, aggiungendo: “… e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”.

E allora, che cosa c’è di meglio dell’affidare i nostri sogni, la nostra vita, ad una stella cadente nel breve spazio e tempo della sua traiettoria luminescente nella volta del cielo? Male non fa.

Questa notte, l’ennesima, starò con il naso all’insù nella speranza di vedere una scia luminosa. Ormai ho poco da affidargli, se non la speranza di continuare ancora per un po’ in buona salute. Per me e per i miei cari. Per il resto, quel che c’era da realizzare l’ho in parte realizzato e in parte no, sudando comunque parecchio. E non saprò mai se loro, le stelle cadenti, mi abbiano davvero dato una mano. Scientemente, non lo credo, ma mi piace pensare che me l’abbiano data. E spero dal profondo l’abbiano data anche a voi. Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni

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