Ancona – Emiliano Guzzo rieletto alla guida del tennis marchigiano

Domenica 21 febbraio si è tenuta l’Assemblea Elettiva della Federtennis Marche che ha rinnovato la fiducia al Presidente uscente per il quadriennio olimpico 2021-2024

Ancona, 21 febbraio 2021 – Emiliano Guzzo è stato confermato presidente della Federtennis Marche. L’assemblea regionale elettiva, riunitasi domenica 21 febbraio ad Ancona presso la presso la Sala Cinema Censi del Comitato Regionale del Coni nel pieno rispetto delle norme per il contenimento del contagio da Covid-19, ha deciso di rinnovargli la fiducia per il quadriennio olimpico 2021-2024.

Emiliano Guzzo

Insieme a lui sono stati rieletti i consiglieri uscenti; Paolo Scandiani, Andrea Bolognesi, Andrea Pallotto, Federica Pradarelli, Alessandro Paoletti e Roberto Angelini. Alla squadra si aggiunge anche Afro Zoboletti che rivestirà il ruolo di consigliere regionale in quota padel, una disciplina che anche nella nostra regione sta suscitando un interesse straordinario con un numero sempre maggiore di appassionati, circoli affiliati e strutture in continua crescita.

Ancona – Il neoeletto Comitato Federtennis Marche 

A portare i saluti del Coni Marche era presente il vice presidente Giovanni Torresi. Dunque, Guzzo si appresta ad affrontare il suo quarto mandato da numero uno del tennis marchigiano grazie al sostegno dei numerosi circoli presenti ad Ancona, nonostante il periodo di grave emergenza sanitaria.

«Ringrazio tutto il movimento regionale per la vicinanza, l’affetto e la stima che anche in questa circostanza hanno dimostrato. Ci apprestiamo a vivere un quadriennio di grandi sfide che io ed i miei consiglieri cercheranno di vincere con serietà, professionalità e amore per il nostro sport», ha affermato il Presidente che guiderà la federazione per un ulteriore quadriennio con lo stesso entusiasmo con il quale 12 anni fa venne eletto per la prima volta.

Ancona – Assemblea Federtennis Marche

Il Presidente è quindi pronto per lanciarsi in questa nuova sfida; deve chiudere il cerchio e terminare l’opera iniziata tantissimi anni fa. Lo deve al tennis, quello sport che iniziò ad apprezzare da giovane, da promettente player di pallacanestro, l’altra sua grande passione. Un giorno d’inverno del 1983 visitò casualmente un campo in terra rossa nella sua Porto San Giorgio. Quella polvere dal colore acceso come i suoi capelli lo folgorò; prese una racchetta di legno, marca Fila, ed iniziò a palleggiare. Da lì nacque l’amore. Oggi invece è chiamato a chiudere quel cerchio, a completare un viaggio straordinario che deve regalare ancora tante sorprese e soddisfazioni.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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