Ancona calcio. Le verità del capitano Luca Ricci

“ Io penso che se l’Ancona rischia di scomparire per la terza volta in tredici anni un motivo c’è”

Ancona – È stato il capitano della barca Ancona che è affondata in serie D. Croce e delizia dei tifosi, amato nel girone d’andata, odiato nel girone di ritorno. Luca Ricci ha scelto il Corriere del Conero per raccontare le sue verità.

Luca, è stata una stagione allucinante sotto tutti in punti divista. Sugli almanacchi, però, rimarrà l’onta della retrocessione in D che non accadeva dal 1977…

«Non posso che scusarmi con la tifoseria e con la città per questo triste epilogo. Una retrocessione che fa male a tutti, anche a noi calciatori che l’anno prossimo potremmo essere altrove. È il fallimento di un gruppo, è il fallimento nostro senza discussioni».

Il capitano dell’Ancona Luca Ricci

Torniamo all’estate 2016. Col senno di poi rifarebbe la scelta di firmare per l’Ancona?

«Oggi non la rifarei, ma a Fabio Brini io non potevo e non posso tuttora dire di no. È stato il mister a contattarmi e a convincermi, non ho parlato né con Cerminara né con Ranieri che ho conosciuto soltanto in ritiro, dove già s’intravvedevano i primi problemi. Poi ad ottobre con la nuova proprietà si è amplificato tutto fino all’esonero di Brini che è stato il colpo di grazia».

La tifoseria sembra aver scelto i propri colpevoli. E siete voi calciatori i primi della lista…

«Quando perdi undici partite su dodici non ci sono alibi purtroppo. Ma sono convinto che i tifosi non abbiano ben capito cosa abbiamo dovuto affrontare in questa stagione. Sento fare paragoni con la situazione di Macerata, ma lì sin da settembre si sapeva che non avrebbero mai preso un euro, senza nulla togliere all’impresa raggiunta dalla truppa di Giunti.

A sinistra, Luca Ricci capitano dell’Ancona 1905. Contro il FeralpiSalò è sceso in campo senza la fascia come punizione per le dichiarazioni rilasciate alla stampa

A noi, da ottobre in poi, hanno fatto solo tante promesse, ogni settimana ci hanno detto che avrebbero risolto tutto e dovevamo pensare soltanto a giocare, ma quando arrivano gli sfratti e ti staccano l’acqua o la luce a casa come fai a pensare soltanto al campo?

Si accumula nervosismo e non riesci a concentrarti esclusivamente sulla partita della domenica. Fino a quando c’è stato Brini a fare da parafulmine e da garanzia per il gruppo, bene o male siamo andati avanti, esonerato lui è crollato tutto il castello».

Perché non avete parlato prima? Perché chiudersi in un silenzio stampa dannoso soprattutto per voi?

«A livello personale ho deciso di non parlare più con la stampa dopo la mia intervista di fine gennaio, quando ho rifiutato Mantova. Qualcuno ha scritto che ero rimasto ad Ancona per il progetto della società, invece avevo detto, e qualcuno di voi è stato corretto, che rimanevo per il mister, per i compagni e per l’impegno che mi ero preso con la curva ai tempi di Ranieri.

Se passa il messaggio che Ricci resta per la società, quando le cose vanno male ed i problemi finalmente escono allo scoperto Ricci diventa il capro espiatorio. Io, invece, sono quello più distante dalla proprietà, infatti nessuno mi ha contattato per trovare un accordo e transare il contratto, che tra l’altro è uno dei più pesanti per il club.

Michele Paolucci, protagonista di un litigio in tribuna con un tifoso dorico che ha scatenato l’ira degli ultrà

A livello collettivo è stato il caso Paolucci a farci chiudere in noi stessi. Michele ha senza dubbio sbagliato, ma anche lì è passato un messaggio errato e si è parlato solo di quello: il giorno dopo ci siamo trovati i tifosi all’allenamento. Da lì abbiamo deciso di non parlare più, visto che ogni nostra parola poteva essere strumentalizzata».

Però avete scritto un comunicato subito dopo la vittoria di Parma. Non crede che sia stata un’azione tardiva?

«Probabilmente sì, ma dovevamo difendere la nostra professionalità dopo tutto quello che è uscito su una nostra vittoria ottenuta con orgoglio. Dovevamo anche prendere definitivamente le distanza da una società che non ci rappresentava. Dovevamo farlo due mesi prima».

Sui social la critica più grande che vi viene mossa è l’aver perso quasi apposta, di aver deciso a tavolino di retrocedere…

«Chi pensa queste cose non ha mai giocato a calcio. Come ho detto prima una retrocessione è un’onta per tutti noi perché rimane nel nostro curriculum. Nessun giocatore retrocede volontariamente».

Ha conosciuto Ercole Di Nicola? Ha mai parlato con lui?

«Non posso rispondere a questa domanda perché c’è in corso un’indagine della Procura Federale, che ringrazio per il lavoro svolto».

La settimana scorsa Michele Paolucci ci ha detto che ad Ancona manca la cultura sportiva. Lei è d’accordo?

«Michele ha giocato in piazze importanti, se l’ha detto avrà avuto le sue ragioni. Io penso che se l’Ancona rischia di scomparire per la terza volta in tredici anni un motivo c’è. Colpa delle istituzioni? Degli imprenditori? Dei tifosi? Non sta a me dirlo, ma è una riflessione che deve fare tutta la città, partendo dalle parole di Marinelli: se è voluto andare via bisogna capire le motivazioni. C’è anche da dire che chi sta gestendo l’attuale società può fare tutto ed il contrario di tutto senza mai pagarne le conseguenze».

David Miani, attuale ad dell’Ancona

Parla di David Miani?

«Certamente. Io gli auguro di risolvere la situazione, sia per lui che per l’Ancona. Ma è una cosa più grande di lui, non ci si inventa dirigenti di calcio dall’oggi al domani. A me aveva fatto una buona impressione all’inizio, l’ho anche difeso pubblicamente. Poi ha giocato sporco, ha fatto il mio nome come il capo dei ribelli per salvarsi la coscienza e non va bene.

Mi spiace da morire perché qualche tifoso, non tutti per la verità, c’ha anche creduto. Ormai è acqua passata, spero che l’Ancona possa presto tornare ai livelli che merita perché giocare qui, a prescindere dal risultato finale, è stato un onore e indossare la fascia di capitano un orgoglio».


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Ciao Anconitana, benvenuta AnconaMatelica

Come andare a letto in Eccellenza e risvegliarsi in Serie C!


Camerano, 16 giugno 2021 – Incubo o sogno? Delusione o gioia? Opportunismo o riscatto? Elemosina o risarcimento? Tutto ciò, e forse ancora di più, deve aver provato quel tifoso del calcio dorico che ieri ha appreso dello tzunami (positivo?) che ha travolto l’Anconitana del presidente Stefano Marconi. Anconitana e presidente che spariscono dal palcoscenico sportivo per far posto al progetto AnconaMatelica arrivato con la forza di un’onda anomala prodotta da quel terremoto (positivo?) del presidente Mauro Canil da Matelica.

Come andare a dormire sapendo di dover affrontare un’altra tribolata annata calcistica in Eccellenza, per risvegliarsi il mattino dopo con la certezza che non sarà tribolata né in Eccellenza bensì in Serie C.

Un sogno, senza dubbio! Invece, parrebbe proprio di no. Condizionale d’obbligo fintanto che le parole, i progetti, le intenzioni e gli impegni non si trasformeranno in fatti reali, concreti, funzionanti. Parrebbe di no dal momento che patron Canil sembra aver convinto e messo d’accordo tutti: tifosi dorici della Nord, Amministratori comunali (Guidotti e Mancinelli) “Non mi è mai capitato di trovare un’Amministrazione così disponibile”, città, giornalisti, scettici, raccattapalle, venditori di bibite e bastian contrari.

Poteva essere diversamente? No. Ieri, in conferenza stampa alla Mole Vanvitelliana, Mauro Canil da Matelica ha parlato forte e chiaro ai presenti nell’esporre il suo progetto che mette al centro, meglio, al vertice della piramide, lo sviluppo senza se e senza ma del settore giovanile (Progetto Giovani del Territorio) con sei squadre che parteciperanno ai vari campionati nazionali. Ragazzi che preferibilmente verranno cercati sul territorio anconetano/marchigiano prima che altrove.  (Nella foto: il presidente Mauro Canil, l’assessore allo Sport di Ancona Andrea Guidotti, il presidente Stefano Marconi).

Poi, verrà l’interesse per la prima squadra con quelle promesse che tanto sono piaciute alla Curva Nord: la società si chiamerà AnconaMatelica, per poi diventare solo Ancona dalla seconda stagione, la maglia sarà biancorossa, avrà lo scudo del Cavaliere armato. «Mi piace molto il Cavaliere – ha sottolineato Canil, che ha comunque aggiunto con convinzione – Vengo ad Ancona ma non vi prometto nulla, faremo una squadra dignitosa e punteremo a restare nella categoria. Tutto quello che verrà in più sarà ben accetto. Marconi ha promesso una sponsorizzazione per i prossimi 5 anni e noi punteremo a coinvolgere nel progetto le aziende del territorio».

Questo era ciò che il mondo del pallone dorico voleva sentirsi dire, e questo Canil gli ha detto. Servito con lucidità, decisione, convinzione, esperienza (per lui parlano i suoi trascorsi e l’apprezzamento che si porta dietro). L’uomo è sembrato degno, serio, credibile, onesto. Il Presidente lo scopriremo man mano, con la convinzione che nessuno prova  a fare calcio solo per gettare soldi dalla finestra. Qualche tornaconto dovrà averlo pure lui. E se lo sai gestire bene il settore giovanile un tornaconto te lo dà.

Prossime tappe del nuovo progetto: entro il 28 giugno, iscrizione della prima squadra al campionato; entro il 15 luglio cambio nome della società con atto notarile. Punti fermi: la dirigenza resterà quella del Matelica con moglie, figlio e dirigenti vari quasi tutti al femminile. L’allenatore sarà quello del Matelica. Previsto qualche inserimento di figure anconetane.

In chiusura un invito a una riflessione che non vuol significare nulla. Semplicemente, una citazione passata per la mente senza riferimenti a chicchesia. È firmata Massimo D’Azeglio: “Saper campare del proprio, poco o molto che sia, è la prima garanzia di una vita onorata e tranquilla. Quando, invece, si comincia a vivere dell’altrui, addio tranquillità e purtroppo non di rado, addio onore”.

© riproduzione riservata


link dell'articolo

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi