Ancona 1905 – Esonerato mister Brini sulla panchina dorica arriva Giovanni Pagliari

Con lui, ufficializzato un riassetto societario: Marco Nacciarriti nuovo direttore generale e Giulio Spadoni nuovo direttore sportivo

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La sconfitta di Modena, sesta nelle ultime sette partite e quarta di un 2017 disastroso, è costata la panchina a Fabio Brini. Dopo una giornata ed una nottata di riflessione, con ripensamenti continui, la società ha comunicato ufficialmente in mattinata l’esonero del tecnico di Porto Sant’Elpidio, che termina così la sua terza esperienza ad Ancona.

Il mister dorico Fabio Brini (foto Max Serenelli)
Il mister dorico Fabio Brini esonerato dalla società

Con Brini, che paga anche un feeling mai sbocciato con la proprietà aquilana, se ne vanno anche il vice Gabriele Baldassari ed il preparatore dei portieri Stefano Leoni, mentre rimane nei quadri tecnici il preparatore atletico Stefano Valentini.

Nessuna sorpresa per quanto riguarda il nome del sostituto di Brini, il 57enne tolentinate Giovanni Pagliari, già da tempo dato come possibile successore del “Baffo”.

Giovanni Pagliarini, nuovo mister dellUs Ancona 1905
Giovanni Pagliari, nuovo mister dell’Us Ancona 1905

Pagliari, con Mastropietro già a L’Aquila (la sua ultima esperienza da primo allenatore risale al 2014), nella stagione scorsa è stato collaboratore di Gigi De Canio ad Udine. Arriva ad Ancona carico di entusiasmo: «Sono veramente felice di essere qui, trovo una situazione difficile, ma ne ho viste di peggiori. Sono certo che potremo aiutare (lui ed il suo staff: Giovanni Migliorelli e Francesco Ripa, ndr.) la società nel suo obiettivo».

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Sono state queste le prime parole biancorosse di Pagliari, in attesa della presentazione che avverrà nei prossimi giorni. Probabilmente insieme a Marco Nacciarriti e Giulio Spadoni, rispettivamente nuovo dg e ds dell’Ancona, ufficialmente operativi proprio da questa settimana.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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