Loreto – Aspettando i playoff intervista al presidente Capodaglio

Tanto calcio e ….qualche sassolino

Alla vigilia della semifinale playoff  per l’accesso alla serie D contro l’Atletico Gallo Colbordolo, abbiamo incontrato il presidente del C.S.Loreto, Andrea Capodaglio. 56 anni, anche presidente della locale Confartigianato, da 49 anni nel mondo del calcio prima come calciatore poi in qualità di dirigente, Capodaglio è stato fra i rappresentanti della regione Marche alla recente votazione per la presidenza della Federazione Italiana Gioco Calcio.

Andrea Capodaglio, presidente del C. S. Loreto

Da 8 anni al vertice del C.S.Loreto,  sotto la sua presidenza la compagine mariana ha scalato il calcio regionale. Dopo ben 30 anni è tornata nel campionato Promozione dove è rimasta 4 stagioni, per poi arrivare all’Eccellenza: massima espressione calcistica regionale. Una categoria mai raggiunta prima dal Loreto.

Presidente, domenica si può scrivere un’altra pagina di storia…

«Abbiamo fatto un grande campionato e le cifre lo dimostrano, miglior difesa con solo 22 reti subite e la serie positiva più lunga del campionato: 12 partite con 7 vittorie e 5 pareggi. Siamo entrati nei playoff dopo una lunga rincorsa arrivando fra le prime cinque del massimo campionato regionale. Ad inizio stagione il nostro obiettivo era una salvezza tranquilla. Tutto questo ci fa onore, e domenica il campo ci dirà se possiamo continuare a sognare, sempre rispettando l’avversario».

Rosa e tecnici del C.S. Loreto 2016/2017

Qual è la forza di questa squadra?

«Tutte le componenti societarie, dai dirigenti ai tecnici, hanno contribuito a rendere entusiasmante la stagione dando il loro contributo, e per questo li ringrazio. Ma andando in campo i giocatori, sono loro la punta dell’iceberg, diretti da un ottimo allenatore quale è Francesco Moriconi. Un mister che ha creato un gruppo ottimo in campo e fuori, agevolando  l’inserimento dei nostri giovani provenienti dal vivaio che si sono affacciati in prima squadra».

Il settore giovanile appunto, la famosa “cantera” lauretana.

«Il nostro settore giovanile è il fiore all’occhiello della società ed è tra i più validi della zona, lo dimostra il fatto che siamo tra le poche società che fanno giocare esclusivamente gli under cresciuti al proprio interno. Già durante la prima stagione in Eccellenza abbiamo inserito nella rosa della prima squadra ragazzi del 2000; quest’anno sono addirittura 4 ed è questo che la società vuole: prima di tutto, valorizzare i giovani come serbatoio della prima squadra, prima ancora di vincere i vari campionati di categoria».

Come sta vivendo Loreto questa favola?

«Abbiamo riportato gente allo stadio, devo ringraziare anche la tifoseria organizzata che ci ha sempre seguito anche in trasferta. Mi considero un vecchio leone e quando sento voci infondate fuori dal coro mi dispiace. Questa società sta portando in alto il nome di Loreto, ma è anche vero che non si può accontentare tutti. Questo mi dà la forza di combattere e continuare insieme alla dirigenza il progetto del Loreto calcio. Anche se non è facile, sia economicamente sia tecnicamente».


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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