41esima Marcialonga lauretana all’ombra del Santuario

Intervista a Fabrizio Severini che ha partecipato alla 100 Km del Passatore

Loreto. La Marcialonga Lauretana, giunta quest’anno alla 41° edizione, è una delle manifestazioni podistiche di maggior rilievo della nostra regione, di sicuro una delle più longeve.

Negli anni si è corsa su varie distanze fino all’odierna mezza maratona; ha raccolto sempre un buon numero di partecipanti, con atleti di primissimo piano sia a livello regionale che nazionale.

Il folto schieramento della Podistica Loreto
Il folto schieramento della Podistica Loreto

L’organizzazione è interamente sulle “gambe” della Nuova podistica Loreto, di cui è presidente dal 2006 Giampaolo Grottini, conta 70 iscritti di cui 52 corrono a livello agonistico; la squadra femminile ha conquistato quest’anno il campionato regionale Master di Maratona alla Collemarathon.

La partenza, domenica 6 novembre, sarà all’ombra del Santuario in via Don Minzoni. La gara si snoderà su un percorso di 11 Km, con passaggio iniziale in Piazza della Madonna, discesa fino a Loreto Stazione e ritorno passando per la frazione di Villa Costantina, con l’arrivo posto sotto le splendide mura ed il bastione appena restaurati di Porta Marina.

Oltre alla gara competitiva per agonisti sono previsti percorsi per camminatori e nordikwalking rispettivamente di 4 e 6 Km sempre sullo stesso tracciato, e gare giovanili che si snoderanno all’interno del centro storico.

È prevista la presenza di circa 900 partecipanti con gruppi da tutte la regioni d’Italia.

Gianpaolo Grottini, presidente della podistica
Gianpaolo Grottini, presidente della podistica

In questa edizione sarà ricordato il nostro carissimo amico Augusto Arcangeletti scomparso di recente, socio fondatore della Podistica Loreto ed instancabile marciatore con ben 8 partecipazioni alla 100 Km del Passatore.

Ed a proposito della durissima ed affascinante corsa del Passatore che si svolge a maggio con partenza da Firenze ed arrivo a Faenza, abbiamo incontrato Fabrizio Severini, socio della Nuova podistica Loreto che ha partecipato a questa gara il maggio scorso.

Fabrizio, come ci si allena per una corsa così dura e particolare?

«Fino a cinque anni fa per me era impensabile riuscire a correre per 100 km, poi ho voluto dimostrare a me stesso che volere è potere ed ho iniziato ad allenarmi in maniera specifica iniziando a correre quasi quotidianamente; per poi effettuare una preparazione particolare per trenta settimane, correndo mediamente dagli 80 ai 120 km settimanali abbinando una corretta alimentazione e, cosa molto importante, otto ore di sonno giornaliero. Inoltre ho partecipato alle ultra maratone, ovvero corse superiori alla distanza classica di km. 42,195».

Faenza. Fabrizio Severini taglia il traguardo del "Passatore" 2016
Faenza. Fabrizio Severini taglia il traguardo del “Passatore” 2016

Cos’hai provato durante la corsa?

« Mentre corri ti passano davanti tutte le varie tappe della vita, sia personale che podistica. Ho pensato che se fossi arrivato a Faenza avrei aggiunto un importante tassello alla mia vita. Nei chilometri finali, quando sentivo che l’obiettivo era a portata di mano, ho provato emozioni indescrivibili».

I tuoi obiettivi futuri?

«L’appetito vien mangiando ed è mia intenzione riprovarci anche nel 2017, cercando di abbattere le 10 ore e 25 minuti con cui ho corso il Passatore 2016, il massimo sarebbe percorrerla sotto le 10 ore».

Appuntamento per tutti gli appassionati a domenica 6 novembre, dunque, per una suggestiva corsa all’ombra della cupola e del campanile del Santuario, un modo per uscire qualche ora dall’angoscia e dalle paure di questi giorni.


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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