Superbike Bravi Platform team, momento clou

Dopo le emozioni dei “giovanissimi” ad Andalo e le vittorie a Matelica, il mirino si sposta sui campionati nazionali esordienti e allievi e sulla finale degli Internazionali d’Italia con Naspi leader

Castelfidardo, 27 giugno 2017 È il momento clou della stagione in cui i colori della Superbike Bravi Platform team attraversano un arcobaleno di emozioni. Nel mirino c’è uno dei week-end più intensi che concentra da venerdì a domenica a Lamosano di Chies d’Alpago (Belluno) il campionato italiano esordienti – allievi e la tappa finale degli Internazionali d’Italia Series dove Alessandro Naspi difende la maglia verde di leader della categoria under 23 con nove punti di vantaggio sul valdostano Saravalle.

Il sirolese sarà in corsa unitamente ad Alessio Agostinelli, Angela Campanari e Lorenzo Aringolo, mentre altri sette atleti cercheranno un posto al sole fra gli allievi: Emanuele Pilesi, Giuseppe Clericò, Gabriel Moro, Diego Marinelli, Riccardo Aringolo, Mattia Ascani e Nefelly Mangiaterra.

Andalo – La sfilata dei concorrenti

Obiettivi importanti verso i quali si è preso slancio mettendo nel bagaglio altre memorabili esperienze. Nella suggestiva cornice delle Dolomiti di Brenta, dove si è svolto il meeting nazionale che ha riunito 1800 giovanissimi tra i 7 e i 12 anni provenienti da 19 regioni e 225 club, la Superbike si è piazzata al secondo posto assoluto come numero di iscritti e al trentesimo della classifica che condensa i risultati nelle specialità su strada, sprint, gimkana e fuoristrada.

In realtà, i fidardensi hanno preso parte alle sole prove fuoristrada, raggiungendo la decima posizione dopo la prima giornata, portando otto atleti a punti e cinque sul podio: Morgan Dubini e Francesco Coppari (secondo e terzo batteria G6), Lorenzo Iaconeta (terzo nel G4), Matteo Angiolani (terzo G2), Davide Poliero (quinto G1), Sofia Bartomeoli (quarta G5), Alice Mazzieri (quarta G6).

Andalo – La partenza

Nel frattempo, alla gran fondo del Verdicchio di Matelica-Trofeo Fidea, Alessio Agostinelli è salito sul podio in una gara gagliarda che il biker osimano descrive così: «Dopo due settimane di lavoro intenso, ero qua puramente per allenamento e senza pretese, sapendo di non poter essere brillante. Invece ho superato le mie aspettative giocandomi la vittoria fino a 10 km dall’arrivo, correndo all’attacco e arrivando a pochi secondi dal duo di testa».

Un terzo posto corredato dal quinto di Lorenzo Aringolo, dal quarto di Angela Campanari tra le donne e dal quarto di Gabriel Moro tra gli allievi, nonché dalla bella vittoria di Mattia Ascani tra gli esordienti. Assente giustificata Nefelly Mangiaterra che è stata invece convocata nella rappresentativa regionale in Valle di Casies (insieme ad Emanuele Pilesi e Riccardo Aringolo) cogliendo il terzo posto fra le allieve donne.

 

redazionale


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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