Obiettivo centrato, il Castelfidardo accede ai play-out

Calcio – Serie D girone F – 34ª e ultima giornata 22 maggio

ATLETICO TERME FIUGGI – CASTELFIDARDO 0-0

Castelfidardo, 23 maggio 2022 – Il Castelfidardo non stecca l’appuntamento in casa dell’Atletico Fiuggi e conquista il punto necessario per l’accesso ai play-out. Ieri, nell’ultima giornata di campionato, i fisarmonicisti impattano per 0-0 contro i laziali e riescono a strappare il pass per giocarsi la salvezza nella fase successiva.

Grazie ad una prova intensa, i biancoverdi allungano la loro striscia positiva e si troveranno tra sette giorni in trasferta il Fano. Mister Enrico Piccioni deve fare a meno ancora di Mattia Cardinali e Giacomo Mataloni, fuori per infortunio, ma c’è da sottolineare il rientro di Erti Gega.

Primo tempo senza particolari sussulti, con il match giocato a bassi ritmi complice anche la giornata calda. Nel finale di frazione un paio di occasioni da ambo le parti: prima Bracciatelli fallisce l’appuntamento con il gol su un tiro di Marcelli, mentre i locali sfiorano la rete su un’azione convulsa in area di rigore biancoverde.

Nella ripresa partono subito forte i padroni di casa che trovano un eurogol con Sowe, annullato per offside. I ragazzi di mister Enrico Piccioni escono alla distanza e creano alcune situazioni interessanti non capitalizzate da Braconi, una conclusione neutralizzata da Novi ed un colpo di testa da corner fuori di pochissimo, anche se alla fine il punteggio non si sblocca.

mister Enrico Piccioni

«Abbiamo disputato una buona gara – il commento del trainer biancoverde – Sapevamo che il nostro obiettivo era quello di vincere, anche se alla fine abbiamo strappato un punto utile per l’accesso ai play-out, contro una formazione che voleva i tre punti per entrare nei play-off. Abbiamo raggiunto il nostro primo obiettivo, da martedì penseremo alla sfida contro il Fano».

Il Tabellino

ATLETICO TERME FIUGGI: Novi, Rizzitelli, Palladini, Sowe, Montesi, Rocchi (80’ Francia), Gallinari (55’ Turzo), Yakubiv, Tajani (89’ Di Nezza), Costa (45’ Lo Duca), Flores (45’ Manari) All. Romondini

CASTELFIDARDO: Demalija, Murati, Baldoni (57’ Gega), Marcelli, Baraboglia (75’ Faye), Morganti, Cusimano, Fermani, Camara (65’ Perkovic), Bracciatelli, Braconi All. Piccioni

Arbitro: Federico Olmi Zippilli di Mantova

Note: Ammoniti Palladini, Gega, Morganti

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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