Il Castelfidardo sbanca Vastogirardi

Per i fidardensi Braconi s’inventa un eurogol da trenta metri

Calcio serie D girone F

VASTOGIRARDI-CASTELFIDARDO 1-2 (0-0 pt)

Vastogirardi (IS), 19 settembre 2021 – Il Castelfidardo apre il campionato con tre punti preziosi. Sul campo del Vastogirardi i fidardensi si impongono per 2-1, cogliendo un successo su un campo ostico. Un match tirato e combattuto in cui i biancoverdi sono stati sempre sul pezzo, soffrendo all’inizio ma venendo fuori alla distanza con grande caparbietà.

Primo tempo equilibrato in cui partono meglio i padroni di casa, con un buon pressing ed un buon palleggio a metà campo, con i fisarmonicisti che stringono i denti sulle incursioni veloci dei molisani. Sprecacè al 21’ si supera su una punizione di Ruggieri mentre alla mezz’ora viene annullato una rete ai biancoverdi da azione di corner. Nel finale, da calcio d’angolo, ancora pericolosi i locali con Guadalupi ma si va al riposo lungo sullo 0-0.

Nella ripresa parte forte la squadra di mister Manoni che piazza un uno-due micidiale: al 55’ è Minchillo con una sfortunata autorete a dare il vantaggio ai fidardensi, poi al 57’ Braconi si inventa un eurogol dai 30 metri con un pallonetto imprendibile per Guerra.

Il Castelfidardo si esalta e Rizzi sfiora il tris. Nell’ultimo quarto d’ora i locali tentato di rientrare in partita prima con Alagia, conclusione che sfiora la traversa, poi al minuto 83 Guida in contropiede sigla l’1-2 che riapre i giochi. Finale di marca molisana ma i biancoverdi tengono botta e portano a casa i tre punti.

«Un primo tempo sofferto – commenta mister Manoni – Non riuscivamo a prendere le distanze e siamo stati un po’ remissivi, però siamo stati bravi a tenere la partita in equilibrio, tra l’altro ci siamo anche visti annullare un gol. Nel secondo tempo siamo rientrati con altro piglio. Abbiamo giocato bene per mezz’ora sfiorando il tris, poi paradossalmente nel finale abbiamo subito un gol in contropiede, su un nostro errore, nel tentativo di chiudere il match. Abbiamo sofferto, come era normale, nelle ultime battute però ci siamo difesi con le unghie e con i denti. Un successo prezioso perché siamo una squadra giovane e questi tre punti ci danno entusiasmo per iniziare al meglio la prossima settimana, consapevoli che comunque dobbiamo lavorare ancora».

Il Tabellino

VASTOGIRARDI: Guerra (63’ Castelli), Secondo (40’ Donatelli; 63’ Ahmetaj), Stranieri, Guadalupi, Ruggieri, Della Ventura, Minichillo (63’ Alagia), Capone (76’ Coia), Mingiano, Guida, Salatino. All. Prosperi.

CASTELFIDARDO: Sprecacè, Morganti (96’ Fabiani), Mataloni, Barboglia, Palladini, Gega, Marcelli (87’ Fermani), Bracciatelli, Braconi, Rizzi (75’ Altobello), Cardinali (82’ Marckiewitz; 89’ Guerri). All. Manoni

Arbitro: Aldi di Lanciano (Carchesio–Siracusano)

Reti: 55’ (aut.) Minichillo, 57’ Braconi, 83’ Guida

Note: ammoniti Mingiano, Ruggieri, Guida, Marcelli, Palladini, Gega e Braconi

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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