Futsal – Il Cus Ancona si fa rimontare, il derby va alla Tenax Castelfidardo

Campionato serie B girone D

TENAX CASTELFIDARDO – CUS ANCONA 5-4

Castelfidardo – Un derby che ha dell’incredibile quello andato in scena a Crocette fra Tenax Castelfidardo e Cus Ancona. I biancoverdi di Fabio Carletti, dopo essersi trovati sopra 0-4, si sono fatti rimontare nel corso del match fino a subire il goal del sorpasso a poco più di un minuto dalla sirena. E in pochi, dopo i primi dieci minuti, potevano pensare ad un epilogo simile.

Partenza di alto livello per i dorici che impattano il derby nel modo giusto, sbloccando subito l’incontro con la rete di Zizzamia al quinto. I greens provano a reagire ma ben presto, appena varcata la metà, la premiata ditta Zizzamia-Belloni fa gioire altre due volte il pubblico di fede anconetana, portando lo score sullo 0-3.

Castelfidardo – La gioia dei ragazzi della Tenax per la rocambolesca vittoria sul Cus Ancona

La Tenax è tramortita, la partenza sprint dei dorici ha colto nel segno e al quindicesimo è il giovane Gallozzi ad allungare addirittura sullo 0-4. Cafù intuisce il momento di difficoltà e prova a riordinare le idee. Sfruttando uno schema da quinto uomo e una punizione allo scadere di tempo, Piersimoni fa sì che le squadre rientrino negli spogliatoi sul 2-4 cementificando quella che sarà la riscossa fidardense.

Nella ripresa si completa la rimonta dei padroni di casa. Una doppietta di Carducci e un guizzo di Baiocchi (ad 1’16” dalla conclusione), fanno letteralmente esplodere l’impianto di Crocette, che raramente ha assistito ad una tale impresa.

Negli ultimi quaranta secondi di gara, complice l’espulsione di Balzamo, mister Carletti prova anche a giocarsi la carta del power play ma il forcing non sortisce gli effetti sperati. È festa Tenax dopo il fischio finale con il Cus Ancona che abbandona mestamente il campo. L’amarezza è tanta, la beffa è enorme ma di fattori positivi da cui ripartire ce ne sono diversi. Sabato, alle ore 15.00 al PalaCus, arriverà l’ostica Alma Juventus Fano e l’imperativo è di farsi trovare pronti.

Sala Stampa

Fabio Carletti: «Brutto perdere in questo modo dopo una prima parte di gara giocata così bene. Il quinto di movimento della Tenax ci ha messo in difficoltà e dopo il goal del 1-4 ci siamo disuniti. Peccato, per alcuni aspetti di cui non siamo riusciti a capire l’importanza, e anche per l’infortunio di Zizzamia che per noi ha pesato più del dovuto. Ci tengo a fare i complimenti all’avversario che ci ha creduto sempre e non ha mai mollato. Per noi testa bassa e lavorare, per farci trovare pronti già dal prossimo impegno».

TENAX CASTELFIDARDO: Bellagamba, Hovik, Balzamo, Baiocchi, Carducci, Benigni F., Di Iorio, Baleani, Carnevali, Piersimoni, Benigni A., Traini All. Cafù

CUS ANCONA: Vittori, Gallozzi, Sabbatini, Bartolucci, Di Placido, Fioretti, Junior, Zizzamia, De Sousa, Belloni, Centonze, Marchionne All. Carletti

Arbitri: Seminara di Tivoli e Tescarollo di Roma

Reti: 5′ e 9′ Zizzamia, 11′ Belloni, 13′ Gallozzi, 15′ Piersimoni, 19′ Piersimoni, 5st Carducci, 11st Carducci, 19st Baiocchi

 

redazionale


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

© riproduzione riservata


link dell'articolo