Equitazione, l’amazzone fidardense Marina Adamo è campionessa italiana

Nella categoria salto ostacoli junior brevetti

Castelfidardo, 28 luglio 2021 – Giovani amazzoni crescono. Dopo il bronzo ottenuto lo scorso anno ai campionati italiani pony di Cervia con la sua Pensee d’Avril, la quattordicenne fidardense Marina Adamo, al suo primo anno con il cavallo, riesce addirittura a migliorarsi.

Ottiene infatti a Narni, in occasione dei Campionati italiani istruttori e categorie giovanili, il titolo tricolore junior cavalcando Guidam Van het Ackteroek.

La quattordicenne Marina Adamo neo campionessa italiana junior

Senza alcun timore reverenziale, durante la tre giorni di gare negli impianti umbri del circolo Ippico Regno Verde, la fidardense ha eliminato una agguerritissima concorrenza di ottimi amazzoni e cavalieri provenienti da tutta Italia, e sotto lo sguardo vigile di  Ludovica Bargilli , istruttrice de “La Camillona” di Castelfidardo affiliata alla Federazione Italiana Sport Equestri, ha compiuto i previsti tre percorsi senza sbavature (suo anche il miglior tempo nella fase a cronometro), centrando, al suo primo anno con il cavallo, il titolo italiano di categoria.

Il suo sembra essere un percorso in continua ascesa, certo sempre più impegnativo e fatto di tanti sacrifici, ma anche di importanti soddisfazioni, come il tricolore appena centrato. Per l’atleta fidardense la strada appare tracciata. Oltre alla crescita tecnica che segna una continua evoluzione, anche il feeling con il suo “Guidam“ lascia presagire per il binomio una carriera tutta da scrivere.

Marina Adamo in azione

A Narni la quattordicenne ha dominato fin dalla gara di apertura. Poi, con intelligenza, ha saputo gestire la pressione restando sempre in testa nelle altre due prove e concretizzando di fatto il primo posto nella classifica finale.

Enorme la soddisfazione per il titolo che arriva nelle Marche anche da parte della Asd “La Camillona” che ha sede ed impianti proprio a Castelfidardo in Via della Stazione. Negli anni, da questa struttura sono emersi atleti sempre di buon livello. Segno del perfetto connubio che si è creato fra settore tecnico e dirigenziale. Un bel biglietto da visita per l’intero movimento regionale.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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