Castelfidardo, preso il portiere Melillo

Fu coinvolto due anni fa nel Dirty Soccer, ma fu assolto. Dal carcere al ritorno in porta

Castelfidardo. Allenamento e firma. Da ieri Vincenzo Melillo è il nuovo portiere del Castelfidardo. Dalla città della fisarmonica vorrebbe ricominciare a suonare e a parare. Dopo aver messo alle spalle giorni tristi. Di accuse, carcere e non solo.

Perché Melillo, meno di due anni fa, maggio 2015, ai tempi della Pro Patria (Lega Pro), fu coinvolto nel Dirty Soccer, l’inchiesta sul calcio scommesse.

Il portiere neo acquisto del Castelfidardo, Vincenzo Melillo
Il portiere neo acquisto del Castelfidardo, Vincenzo Melillo, si racconta al Corriere del Conero

«Dal sogno all’incubo – inizia il racconto il portiere di Benevento, classe 1986 – Quella settimana mi premiarono tifosi e giornalisti come miglior giocatore dell’anno. Dopo pochi giorni finii in carcere per delle accuse che mi sembravano assurde. Ci restai per oltre venti giorni, ma non finì lì. Perché mi feci tre mesi di domiciliari e un mese di libertà vigilata».

Perché?

«Mi accusarono dopo la partita Cremonese-Pro Patria. Fui il migliore in campo, ma presi un gol strano, frutto di una deviazione, vista poi solo grazie ai video. Quindi non fu una papera né una disattenzione ma finii nell’occhio del ciclone. Giorni e ricordi bruttissimi. Non terminò lì, perché mi accusarono anche per altre due partite che si conclusero con un passivo pesante».

Ne uscì fuori pulito. La sua reazione?

«A quasi un anno di distanza. Ci furono i video, in quelle partite andammo pure su Raisport, caddero le loro accuse. Ci fu soddisfazione, ma psicologicamente però ti lasciano una ferita profonda. Una persona la distruggi».

Da dove ha ricominciato?

«L’anno scorso a Bellaria. Tre mesi in D, una partita, arrivò la retrocessione. Non è stato facile. Quest’anno poi nessuna chiamata. Molti contatti, ma è dura ripartire. Ho sentito diverse squadre, ma tra il dire e il fare…».

La chiamata del Castelfidardo?

«Mi ha dato una mano Moris Carrozzieri (ex d.s. del Giulianova, ndr). Spero di risalire presto la china. Non voglio essere presuntuoso, ma penso e spero di poter ambire a ritornare nel calcio che conta. Non ho mai mollato».

Che impressione le ha fatto la squadra dopo il primo allenamento?

«Molto buona. Per come giocano palla a terra non sembra che sia ultima in classifica».

Domenica Melillo potrebbe debuttare a Campobasso.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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