Castelfidardo a secco anche di giovedì

I fidardensi escono sconfitti da Civitanova

Serie D girone F
Civitanovese – Castelfidardo 2 – 1

Civitanova. In attesa del nuovo allenatore che prenderà il posto di Gianluca De Angelis sollevato dall’incarico lunedì, il Castelfidardo rimedia la quarta sconfitta consecutiva. In modo quasi grottesco perché fino a due minuti dal novantesimo era in vantaggio. Poi l’harakiri nel giro di quattro minuti con la sconfitta maturata in pieno recupero

Gira tutto storto nella società fidardense che alla fine si chiude anche nel silenzio stampa in attesa del nuovo allenatore che verrà annunciato prima della sfida di domenica, casalinga, contro il Chieti. In una partita che il Castelfidardo dovrà solamente vincere per risollevare quella classifica che lo vede terz’ultimo assieme all’Alfonsine con 14 punti. Dietro solo Recanatese (11 punti) e Chieti (1).

I tifosi fidardensi aspettano un riscatto che tarda ad arrivare
I tifosi fidardensi aspettano un riscatto che tarda ad arrivare

“C’è poco da dire è meglio restare in silenzio e meditare” le poche parole uscite dalla bocca del direttore sportivo biancoverde Sebastiano Vecchiola.

Bisognerà anche intervenire sul mercato per evitare guai peggiori. Per una squadra che perde la bussola soprattutto nei momenti caldi del match. Anche a Civitanova fatali gli ultimi minuti come era successo domenica, in casa, contro il San Nicolò. Oggi ancora peggio visto che l’avversario era alla portata e soprattutto i fidardensi conducevano le danze assaporando già il dolce gusto della vittoria. Invece…

Buon primo tempo per il Castelfidardo che crea varie occasioni, ma va al riposo con il minimo vantaggio grazie alla rete di Maisto che arriva prima della mezz’ora dopo assist di Soragna.  Maisto  di precisione insacca la palla alle spalle dell’incolpevole Vassallo. La risposta della Civitanovese è racchiusa solo in una punizione di Negro.

Pasquale Maisto
Pasquale Maisto

Nel secondo tempo Soragna e Albanesi non sfruttano la chance del raddoppio. Non fallisce le due occasioni invece la Civitanovese che prima pareggia i conti con Battisti e poi in pieno recupero segna il gol vittoria con Giovannini con due tiri angolati che beffano De Gennaro. Delusione nella squadra e nei tifosi oltre che in mister Giorgio Pantalone, allenatore della Juniores, che sperava sicuramente in una ‘’prima’’ migliore sulla panchina della prima squadra. Ora si attende il nuovo allenatore. Per ripartire e cercare di rimuovere quella brutta classifica sin da domenica.

CIVITANOVESE: (4-3-3): Vassallo; Mosca (20’ st Cichella), Progna (30’ st Rapagnani), Vallesi; Rubino, Lignani, Cesca, Tortelli; Giovannini, Battisti, Negro. A disp: Schiavoni, Sindaco, Diomande, Olivieri, Lelli, Martorella, Maresca. All. Caneo.

CASTELFIDARDO (4-4-2): De Gennaro, Massi, Filpponi, Silletti, Bordi; Albanesi, Pigini, Berardi, Lodi (8’ pt Gramazio; 20’ st Marconi); Soragna, Maisto (30’ st Marchetti). All. Pantalone.

Arbitro: Camilli di Foligno.

Reti: 25’ pt Maisto, 43’ st Battisti, 47’ st Giovannini


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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