Pallamano Camerano: storica promozione in A2

Il riscatto dei ragazzi di mister Cardogna

Serie B maschile girone Marche/Abruzzo

Camerano – L’Aquila 31 – 28

Primo tempo 15 a 11

Camerano: Badialetti A., Baldoni L., Boccolini S., Campanale E., Fabiani G., Marinelli G., Marseglia A., Osimani L., Pagliarecci A., Recanatini M., Recanatini P., Scandali R., Cirilli D., Manfredi A               Allenatore : Marco Cardogna

L’Aquila: Patrizii P., De Sanctis A., Fradiani C., Santucci L., Blair G., Espinosa Contreras F., Ahmad M., Grimaldi G., Fagioli S., Colicchia P., Berti De Marinis G., Seccia A., Liberati A., Allenatore Maurizio Blair

Arbitri: Desina Gennaro e Ramon Islem

Camerano – Questa domenica, 2 aprile 2017, la Pallamano Camerano ha scritto una pagina sportiva importantissima. Per se stessa, per la città e per tutti gli addetti ai lavori della provincia. Una storica promozione in A2 che ha il sapore della vittoria, della gioia, dell’esaltazione e del riscatto.

Camerano - L'Aquila. Esplode la gioia dei ragazzi della Pallamano Camerano promossi in A2 con due giornate d'anticipo sulla fine del campionato
Camerano – L’Aquila. Esplode la gioia dei ragazzi della Pallamano Camerano promossi in A2 con due giornate d’anticipo sulla fine del campionato

Pubblico e tifosi hanno gremito il palazzetto di Via Bagacciano in ogni ordine di posti: la posta in palio era elevatissima e l’avversario di tutto rispetto. Quell’Aquila seconda in classifica che per tutto il campionato è stata sempre lì a provare a mordicchiare gli stinchi dei nostri ragazzi. Senza mai riuscirci.

Anche oggi gli abruzzesi hanno provato a fermare il Camerano, ma non c’è stato verso. I locali, con determinazione, partono subito in vantaggio e conducono l’incontro in testa fino alla fine. Senza tentennamenti, senza mai mollare, incitati e supportati in modo fantastico da tutta quella gente venuta a sostenerli. Perché il sogno realizzato è il sogno di tutta una città.

Al fischio finale dell’arbitro il palazzetto si riempie di gioia e tripudio: la Pallamano Camerano maschile, per la prima volta nella sua storia, è matematicamente promossa in A2 con due giornate d’anticipo. Solo la femminile, in passato, aveva avuto l’onore di giocare in serie A. Grande soddisfazione per mister Cardogna che ha saputo gestire e compattare un gruppo già affiatatissimo di suo.

 

Rosalba Rubini, vicepresidente della Pallamano Camerano
Rosalba Rubini, vicepresidente della Pallamano Camerano

Ed è stato tanto e pesante lo stress durante l’intero incontro, che ad un certo punto Rosalba Rubini, la vicepresidente dei locali, non l’ha sopportato ed è svenuta. Un plauso, anche al presidente del Camerano Massimo Albamonte: soddisfazioni come queste sono rare e quando arrivano bisogna godersele fino in fondo.

Nel cono d’ombra di questa splendida promozione, strameritata, c’è la storia di un passato affatto eclatante. Un passato dove l’ex gestione fallimentare, per ripicca, aveva obbligato i giocatori a un fermo obbligato durato 2 anni. Ma  quando c’è la passione e il cuore dalle ceneri si può risorgere. E così è stato. I ragazzi si sono coalizzati in questa nuova gestione con l’aiuto di genitori e sostenitori. Insieme, hanno stretto i denti e ripreso a lottare. E quello di oggi è lo splendido coronamento di tutto ciò.

«Sono felicissima per i ragazzi – sbotta Rosalba Rubini dopo aver festeggiato la promozione – È il loro riscatto dopo che hanno subìto un fermo di due anni. Ma quella è una storia che ormai appartiene al passato e non la vogliamo ricordare».

E già si pensa al futuro. Al nuovo campionato di A2, che significherà trasferte più lunghe e spese maggiori. Prima, però, dopo l’ultima partita della stagione in calendario per il 30 aprile, bisognerà organizzare i festeggiamenti. C’è un’intera città da coinvolgere e siamo certi che i cameranesi non si tireranno indietro. In un mondo sportivo dove è il calcio a farla da padrone, a Camerano la più grossa soddisfazione quest’anno è arrivata proprio dalla pallamano. Una disciplina che in televisione si vede di rado. Allora, anche per questo, non possiamo che dire: grazie, ragazzi!

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Primo Maggio con mascherina

Nessun corteo, nessuna bandiera, nessun concerto, pochi vaccini


1 maggio 2021 – Oggi, esattamente come un anno fa. E questo editoriale potrebbe finire qui. Trecentosessantacinque giorni fa, giorno più giorno meno, uscivamo da una dura segregazione forzata in casa dovuta ad una pandemia ignorata da tutti. Erano i giorni degli striscioni ai balconi che recitavano “andrà tutto bene”, “insieme ce la faremo”. Invece, a distanza di 12 mesi siamo ancora qui a misurare quotidianamente i morti per Covid e le persone in quarantena. A registrare l’evoluzione di un virus che sembra invincibile con la sua capacità di trasformarsi in cento varianti sparse nel mondo sempre più aggressive.

Prima ondata, segregazione in casa, apertura; seconda ondata, chiusure forzate; regioni gialle, arancioni, rosse. Obbligo dell’uso delle mascherine, del lavaggio delle mani, del rispetto delle distanze… Traffici e frodi per una bombola d’ossigeno introvabile, gli speculatori dei respiratori, le terapie intensive al collasso, bare accatastate in un magazzino qualsiasi, morti mai consegnati ai parenti. Variante inglese, brasiliana, indiana… E poi l’arrivo dei vaccini, i ritardi nelle consegne, i furbetti del “vax prima io” o del “no vax”…

A riviverli così, questi ultimi 12 mesi, ci rendiamo conto che il vocabolario non ci appartiene. Fatti, accadimenti, decisioni e comportamenti alieni al genere umano. Invece no, è tutto vero, reale. È successo nel nostro quotidiano, sta succedendo e continuerà a succedere. Alla faccia di chi fa finta di niente o bolla tutto come un enorme complotto ordito per governare e soggiogare il popolo, per togliergli ciò che di più sacro esiste: libertà e lavoro.

Oggi, festa dei lavoratori, la libertà del popolo è legata ad una vaccinazione di massa che va troppo a rilento e i lavoratori, stremati dal rispetto delle regole anticoronavirus e con il fiato corto dietro le mascherine, non hanno nulla da festeggiare. Un po’ perché in tanti il lavoro l’hanno perso, altri perché non hanno più i fondi necessari a sostenere l’attività.

Niente celebrazioni dunque, niente cortei, bandiere al vento o concerti in piazza com’era uso fare fino a un paio d’anni fa. Non ci sono i presupposti. Sarà un Primo Maggio con la mascherina: unico orpello concesso in tempo di pandemia.

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