Pallamano Camerano: la festa in Piazza Roma

Con il tecnico Marco Cardogna ripercorriamo la splendida cavalcata fino alla conquista della promozione in A2

Camerano – La centrale Piazza Roma, con tamburi e sbandieratori, come corollario alla bella festa organizzata dalla Pallamano Camerano per festeggiare la storica promozione in A2. C’erano tutti ieri, sabato 6 maggio, a festeggiare i ragazzi neopromossi di mister Cardogna: il presidente regionale Fabio Luna; quello del sodalizio festeggiato Massimo Albamonte; il delegato Figh Marche Pierpaolo Romandini, il sindaco Annalisa Del Bello e l’assessore allo sport Marco Principi.

Camerano, Piazza Roma – Al microfono, il presidente regionale della federazione Fabio Luna; alla sua destra, il presidente della Pallamano Camerano Massimo Albamonte; dietro, da sinistra, il sindaco Annalisa Del Bello e l’assessore allo Sport Marco Principi 

E poi c’era lui, Marco Cardogna, il mister capace di ricompattare una squadra che s’era dispersa. Bravo nel creare un gruppo omogeneo e vincente. Bravo nel trasmettere i fondamentali di questo sport e nell’inculcare nella testa dei giocatori la giusta mentalità.

Mister Cardogna, se lo ricorda l’inizio di questa bella avventura?

«Sì, è iniziato tutto ai primi di settembre dello scorso anno, in collaborazione con il nostro preparatore atletico Francesco Mandolini. Lui ha temprato la squadra e ci ha seguito sempre fino all’ultimo istante. Il merito è anche suo».

Mister Marco Cardogna

Avete capito subito il potenziale della squadra?

«In realtà fin dalla presentazione della squadra al Palasport, con la partecipazione del nostro sindaco, Annalisa Del Bello, si era parlato di ambizione di promozione, ma non propriamente di vincerlo questo campionato,  invece è proprio così che è andata».

Quali sono stati i momenti fondamentali per raggiungere la promozione?

«Due, gli episodi importanti: il ritorno a tempo pieno dei giocatori della vecchia guardia, dopo le vicissitudini societarie durate 2 anni e legate alla precedente società, e l’innesto di 5 giocatori di spessore, provenienti dalla vicina San Biagio di Osimo».

Siete partiti da lì, e poi?

«Abbiamo iniziato a costruire…, a fare spogliatoio, a lavorare sulla nostra tecnica mettendo a fuoco il nostro modo di giocare. Avevamo già vinto così, e infatti sono arrivate le vittorie in campionato fino a dicembre».

Però non siete riusciti a vincerle tutte…

«Dopo le feste, la neve in Abruzzo ha condizionato il campionato e ci siamo ritrovati a giocare una partita fondamentale a L’Aquila dopo quaranta giorni dal nostro ultimo incontro. Troppa la distanza di tempo. Non siamo arrivati precisi come avremmo voluto a quella partita, e infatti l’abbiamo persa di 1 gol subìto a 6 secondi dalla fine».

Anche il Città Sant’Angelo vi ha messo sotto…

«Sì. Siamo arrivati a quella partita troppo convinti dei nostri mezzi. Ci eravamo illusi d’essere imbattibili dopo tante facili vittorie. Abbiamo sottovalutato l’avversario, ma ci ha pensato il Città Sant’Angelo a rimetterci sui binari giusti. La partita persa contro di loro a due secondi dalla fine ci ha procurato tanta amarezza».

Foto ricordo in Piazza Roma durante i festeggiamenti per la promozione in A2 della Pallamano Camerano

E arriviamo al 2 aprile di quest’anno…

«Il 2 aprile è una data storica per la Pallamano Camerano. Giochiamo proprio contro L’Aquila che lotta anch’essa per il salto di categoria. La vittoria ci darebbe la matematica promozione in A2. Giochiamo una partita al cardiopalma e alla fine ci imponiamo 31-28.  E non sogniamo più, perché il sogno si è realizzato: promossi!»

Storica e bella promozione, va detto a chiare lettere, ma c’è ancora un campionato da vincere…

«Vero. E riusciamo a vincerlo nella penultima di campionato a Falconara, battuta 37 a 23. Matematicamente  primi con una giornata d’anticipo».

Mister, ora è tempo di festeggiare. Questa squadra ha attirato su di sé un sacco di elogi e complimenti, meritatissimi. Vi siete montati la testa?

«No. Le spiego. Tutti coloro che hanno fatto parte di questa società sportiva, da chi gioca a chi non gioca, ha lavorato tantissimo per raggiungere con sacrificio questo obiettivo. Siamo una squadra, abbiamo una  forte identità, siamo determinati e siamo pronti per fare bene anche la prossima stagione!»


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Fate come vi pare, ma non siate stupidi!

Breve reportage sul professor Matteo Bassetti al Festival osimano del Giornalismo d’inchiesta delle Marche


Camerano, 12 settembre 2021 – C’è questo fatto dello scorso venerdì, quello del professor Matteo Bassetti (al centro nella foto) – infettivologo e direttore della Clinica Malattie Infettive Ospedale Policlinico San Martino di Genova – ospite al Teatro Torquis di Filottrano della decima edizione del Festival del Giornalismo d’inchiesta delle Marche.

C’è la reazione sui social alla notizia pubblicata da Corriere del Conero, da parte di centinaia di lettori o pseudo tali, che hanno letteralmente massacrato Bassetti per il suo ardire a partecipare ad un festival giornalistico, lui che: “giornalista non è”, “più divo televisivo che infettivologo”, “stattene a casa, merda”, “vergognati, sei al soldo delle Bigfarma e racconti un sacco di balle”, e altre simili amenità postate dai tantissimi laureati all’Università dell’insulto-ignoranza-maleducazione.

A salutarlo, l’altra sera a Filottrano, c’erano il Prefetto di Ancona Darco Pellos, il presidente dell’Ordine dei giornalisti delle Marche Franco Elisei, l’ex sindaco di Osimo Stefano Simoncini che il Covid ha costretto su una carrozzina, lo staff organizzativo dello Ju-Ter Club e di +76, una platea di spettatori contingentata dalle normative antivirus e tantissime forze dell’ordine: Carabinieri, Polizia, Digos, Polizia Locale.

Da emerito ignorante in materia di pandemie, possessore del Green Pass (senza il quale non avrei potuto essere lì, né svolgere la professione di giornalista che racconta eventi e partecipa alle conferenze stampa, senza per questo sentirmi costretto, discriminato o defraudato della mia libertà d’espressione o di movimento), ho passato oltre due ore ad ascoltare Bassetti. E la conclusione è che mi è piaciuto sia come uomo sia come medico. Mi piace il suo modo schietto e diretto nel raccontare, il suo parlar chiaro senza timore di mandare a quel paese chi dice stronzate (modus che mi appartiene), la sua preparazione che non mi appartiene affatto.

Pensatela come vi pare. In natura, ogni specie ha il dovere di fare qualunque cosa in suo potere per salvaguardarsi, iniziando dal singolo e dalla cerchia parentale. Non esiste una regola o un protocollo, esiste l’istinto, nel caso del genere umano il buon senso, specialmente quando il nemico da combattere non si conosce e le azioni vanno inventate lì per lì e pesate in base alle sue reazioni. Inoltre, gli errori vanno messi in conto. Per cui, al di là delle mie impressioni personali, ecco alcune cose dette l’altra sera in ordine sparso da Bassetti. Leggetele come vi pare.

“Quando la critica diventa violenza, allora è inaccettabile”; “Noi siamo fortunati, chi protesta contro i vaccini dovrebbe pensare a tutti quei Paesi che ci invidiano il nostro accesso alle cure. In Africa è stata vaccinata solo il 2% della popolazione”; “il nostro sistema sanitario è uno dei tre migliori al mondo”; “in un mese, durante la fase acuta della pandemia, alcuni medici ed infermieri hanno accumulato fino a 230 ore di straordinario, e su quello non hanno avuto un euro”; “per dedicarci completamente al Covid, abbiamo chiuso gli altri reparti e questo non è più accettabile”; “quando la politica entra nella medicina fa un grande casino, ognuno faccia il suo mestiere”; “ho molta paura di quella politica che fa l’anti-scienza”.

A Matteo Bassetti piace la televisione? È vero. Nelle 50 stanze della terapia intensiva al San Martino, grazie ad una donazione del Rotary di Genova ha fatto installare 50 televisori: “i pazienti non potevano sentire la voce per via dei respiratori accesi, ma almeno vedevano delle immagini in movimento anziché una parete bianca”.

Non vedo l’ora di poter fare il terzo richiamo del vaccino. Non perché sia un maniaco delle inoculazioni, tutt’altro. Semplicemente perché al momento la medicina non ha altro da offrire per combattere le varianti del Covid e, come ha spiegato Bassetti: “le varianti si sviluppano proprio là dove il tasso di vaccinazione è stato molto basso, non a caso sono arrivate dall’Inghilterra, dal Brasile, dall’Africa…” Scuole di pensiero… In ultimo, ma questo lo dico io, fate un po’ come vi pare ma non siate stupidi né tantomeno violenti!

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