Pallamano Camerano chiude l’anno in casa contro Romagna

Quindicesima giornata andata A2 maschile domenica 22 dicembre ore 18

Camerano, 20 dicembre 2019 – La Pallamano Camerano chiude l’anno in casa contro la Pallamano Romagna. I ragazzi di coach Sergio Palazzi, reduci dallo stop in quel di Rubiera che ha interrotto la striscia positiva di cinque vittorie consecutive, cercano l’immediato riscatto contro i romagnoli.

La compagine di coach Domenico Tassinari insegue i gialloblu a due lunghezze ed è reduce dallo stop in casa del Verdeazzurro. Una sfida sicuramente interessante per la Pallamano Camerano, contro una diretta concorrente per la classifica, che vuole confermare i progressi fatti vedere in campo nell’ultimo periodo.

Lorenzo Osimani

Contro Rubiera è arrivata una sconfitta in una gara difficile – commenta Lorenzo Osimanima contro il Romagna ci dobbiamo riscattare. Dobbiamo imparare dagli errori della precedente partita per non ripeterli. Sarà anche questa una sfida difficile, e nonostante i nostri avversari ci inseguano in classifica, dobbiamo stare attenti e cercare di ottenere due punti preziosi per risalire ancora la china“.

Fischio d’inizio domenica 22 dicembre alle ore 18.00 al Palazzetto di Camerano. Dirigono l’incontro Passeri Alex – Rinaldi Stefano. Si ricorda che prima della partita, dalle 17.00 fino alle 18.00, sarà possibile acquistare al palas, in prevendita, i biglietti per il test match di preparazione dell’Italia contro il Lussemburgo del 28-29 dicembre a Camerano.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Democrazia pura, una pratica fuori moda

Da lunedì 24 gennaio il via all’elezione del Presidente della Repubblica


Camerano, 23 gennaio 2021 – Oggi è domenica 23 gennaio, giorno di festa e di riposo. Non per tutti, ovviamente, men che meno per i Deputati (630), i Senatori (315), i Rappresentanti delle Regioni (58 Grandi elettori)) e i Senatori a vita (6), convenuti a Roma per eleggere il prossimo Presidente della Repubblica. Un totale di 1.009 elettori che a partire dalle ore 15 di domani, lunedì 24 gennaio, daranno il via al primo scrutinio per trovare il sostituto del presidente Sergio Mattarella (foto) giunto a fine settennato.

E siccome i partiti politici non sono stati in grado di esprimere ufficialmente un proprio candidato – Silvio Berlusconi ha sciolto la riserva e ha detto no alla sua candidatura per il centrodestra – oggi che è domenica a Roma si lavora per decidere cosa fare domani in seno al Parlamento riunito per l’occasione in sede comune. Per la Regione Marche i tre rappresentanti designati a far parte dei Grandi elettori sono: Francesco Acquaroli (Fdi) presidente della Giunta regionale (scelto con 12 voti); Dino Latini (Udc) presidente del Consiglio regionale (9 voti); Maurizio Mangialardi (Pd) capogruppo in minoranza (8 voti).

Come funziona l’elezione del Presidente della Repubblica? Nei primi tre scrutini è richiesta la maggioranza di due terzi dell’assemblea, pari a 673 voti; dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta, pari a 505 voti. Da questi numeri si evince che nessuno schieramento politico a sinistra, a destra o al centro ha i numeri sufficienti ad eleggersi un proprio candidato. Almeno, non ai primi tre scrutini. Forse sarà possibile dal quarto, ma occorrerà comunque mettere in piedi accordi per arrivare ai 505 voti necessari. Ed è per questi accordi, per trovare una convergenza sul nome di un papabile che oggi a Roma 1.009 politici sono in fibrillazione.

Stiamo parlando della massima carica dello Stato, una figura irreprensibile, incorruttibile, garante dei partiti e delle istituzioni, in grado di rappresentare al meglio la nostra Costituzione e l’Italia intera dentro e fuori i confini nazionali. Il fatto che nessun partito sia stato in grado di fare un nome con simili caratteristiche la dice lunga su come sono messi. I partiti politici, ovviamente, mica gli italiani che, a mio avviso, di uomini con tali caratteristiche ne esprimono diversi e in svariati campi.

Al di là di tutte le menate e le manfrine partitiche la volontà di imporre un proprio uomo che possa pendere a loro favore, e avvantaggiarli nelle scelte future, è il vero motivo che ha indotto i singoli leader politici a non fare un nome in questa fase. Complicando non poco una elezione già complicata di per sé. Giochi di potere ormai stantii tutti italiani che non si ha il coraggio di cambiare.

Sarebbe tutto molto più semplice se riuscissimo a svecchiare anche questa elezione. Come? Magari, così. Ogni partito, o schieramento politico che sia, un mese prima dell’elezione presenta il suo candidato ufficiale. Parlamento e Grandi elettori si riuniscono e votano: chi riceve più voti, anche solo uno più di un altro, diventa Presidente della Repubblica. Facile, no? Ma questa sarebbe Democrazia pura, una pratica che oggi non coniuga quasi più nessuno.

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