Pallamano Camerano apre il 2021 in casa contro Nuoro

Si riparte al PalaPrincipi, senza pubblico, sabato 9 gennaio alle 17

Camerano, 7 gennaio 2021 – La Pallamano inaugura il nuovo anno con la prima partita, in casa al PalaPrincipi, sabato 9 gennaio alle ore 17.00 contro la compagine sarda del Nuoro. La squadra di coach Davide Campana spera di non soffrire troppo di vertigini in quelle che sono ormai zone altissime di classifica, a meno uno dalla vetta.

Gianmarco Marinelli in piena azione

Gli ospiti d’altro canto, hanno bisogno di smuovere una classifica deficitaria considerando che fin qui hanno totalizzato solo quattro punti e navigano nelle zone basse di questo campionato; una posizione, quella degli ospiti, che non deve portare i gialloblù a credere che quella di sabato sarà una partita da sottovalutare. Un concetto sottolineato anche da Gianmarco Marinelli.

«Partiamo dal fatto che la classifica non rispecchia il vero valore della squadra sarda – esordisce l’ala classe ’96 – Infatti hanno cambiato alcuni elementi in rosa, rispetto alla passata stagione, e si sono rinforzati perciò non è assolutamente una gara da sottovalutare».

Nonostante si giochi tra le mura amiche, Gianmarco non esita a sottolineare la mancanza del pubblico che è fondamentale, e non vede l’ora di rivedere gli spalti gremiti il prima possibile.

«Ci manca molto il calore del nostro pubblico, che ci è sempre stato vicino anche in questi mesi molto difficili – continua il giocatore gialloblu – Nonostante questa mancanza, proveremo a confermare la nostra striscia positiva in casa con un’ottima prestazione senza sottovalutare l’avversario. Da un mio punto di vista, mi aspettavo comunque una crescita di questo gruppo visto che siamo molto uniti ed affiatati, anche grazie al fatto che lavoriamo bene in allenamento con il coach e  tutto il nostro staff».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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