Nulla da fare per la Pallamano Camerano!

Nell’ultima di campionato per i gialloblù si è spenta anche l’ultima fiammella di speranza per restare in A2. Resta viva la possibilità dei ripescaggi

Pallamano maschile serie A2 – girone C – ultima di ritorno

Secchia Rubiera – Camerano 31 – 19Primo tempo 17 a 5

Rubiera (RE) – Non ce l’ha fatta la Pallamano Camerano a restare in A2. Il sogno dei gialloblu di mister Cardogna è svanito ieri sera a casa degli emiliani del Secchia Rubiera.

Al PalaBursi il Camerano è sceso in campo nervoso, consapevole della posta in gioco. E il nervosismo si è tradotto in un brutto primo tempo giocato malissimo. Complice, in negativo, l’aver saputo che il Carrara – diretto antagonista per la salvezza – era riuscito a battere il Bastia e a guadagnare i due preziosissimi punti per la salvezza.

Il parziale la dice lunga sull’andamento del gioco, con il primo tempo chiuso 17 – 5.

Rubiera – Il Camerano ai saluti finali

Tornati in campo, sotto di 12 reti, qualcosa deve essere scattato nella testa dei ragazzi del Camerano. Perché gol dopo gol, minuto dopo minuto, sono riusciti a rosicchiare una parte dello svantaggio accumulato. Una bella rimonta che però non ha dato i frutti sperati. Al termine infatti il Rubiera, la cui supremazia non è stata mai messa in discussione, ha vinto 31 a 19 (secondo parziale 14 – 14).

In ogni caso, vincerla, per il Camerano, non sarebbe bastato ad assicurarsi la permanenza in A2. Resta, e questo nessuno lo può cancellare, l’ottava posizione, le nove vittorie guadagnate sul campo ed una crescita mentale che si è tradotta, via via, con un deciso miglioramento nel gioco espresso.

Rubiera – Foto ricordo per Scandali e Sanchez

Di negativo c’è soltanto la decisione della Federazione – dovuta alla volontà di ristrutturare i campionati – di far retrocedere sei squadre su dodici perché, in un campionato “normale”, il Camerano in A2 ci sarebbe rimasto. Eccome!

Non tutto è perduto però. Forse c’è la possibilità che la squadra venga ripescata. La ristrutturazione dei campionati vuol dire anche far rispettare le regole: il prossimo anno quelle squadre che non hanno il campo da gioco in regola l’A2 non la potranno disputare. E ce n’è più d’una. Senza contare che ad essere valutate saranno anche le società, la loro organizzazione e la loro struttura, e su questi parametri il Camerano è in una botte di ferro!

Rubiera : Benci 7, Giovanardi 5, Martini 2, Rinaldi 3, Rivi, Salati, Turrini 2, Bartoli 1, Sentieri 1, Jenoboudi, Ferretti 2, Ghiberti, Bartoli 1, Haila 7. Allenatore Agazzani

Camerano: Badialetti 1, Baldoni 2, Boccolini 4, Campanale, Marinelli 2, Osimani, Pagliarecci 1, Recanatini 1, Sanchez, Scandali 1, Cirilli 2, Gardi 2, Manfredi 3. Allenatore Cardogna

 

di Rosalba Rubini


Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Quel tocco di rossetto che spaventò l’Italia

77 anni fa le donne conquistavano il diritto al voto


Camerano, 01 febbraio 2023 – In questo mese, 77 anni fa, esattamente il 23 febbraio 1946, la Consulta Nazionale approvava il decreto legislativo che dava alle donne, per la prima volta in Italia, il diritto di votare e quello di essere elette. Diritto che le stesse poterono esercitare, sempre nel 1946, quando vennero chiamate al voto alle prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Non si pensi che raggiungere questo diritto sia stato facile per le donne, la loro battaglia per il diritto al voto (suffragio universale), risale addirittura al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. E una volta acquisito, quel diritto, non è che la società tutta l’accolse con favore: occorreva un cambio di mentalità che s’era radicato negli uomini per centinaia d’anni.

Basti ricordare, come segno della disabitudine al voto femminile, quel che pubblicò il Corriere della Sera nell’edizione del 2 giugno 1946 commentando la partecipazione delle donne all’elezione dei deputati dell’Assemblea costituente e del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, nell’articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto sulle labbra.

La motivazione era spiegata così: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio“.

Sì, oggi tutto ciò suona parecchio stonato anche perché, come facevi a capire a chi apparteneva quella macchia di rossetto? O che il colore del pigmento si poteva associare a questo o a quello schieramento? Oggi le schede elettorali per fortuna si piegano.

Sono passati 77 anni dal raggiungimento del diritto di voto per le donne. Molte, nel corso degli anni, sono state elette in Parlamento nelle due Camere, poche, pochissime, assise nella poltrona del presidente di questo o quel ramo, sfondando quel “tetto di cristallo” appannaggio riservato agli uomini per tanto, troppo tempo.

Ricordando l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la prima donna in questo ruolo nella storia d’Italia capace di sfondare quel tetto – e che le ha citate nel suo discorso d’insediamento, vorrei ricordarne alcune di queste eroine: Rosalie Montmasson, testarda al punto da partire con i Mille che fecero l’Italia; Alfonsina Strada, prima donna a competere nel ciclismo in gare maschili.

Eroine nella Cultura come Maria Montessori o Grazia Deledda premio Nobel per la Letteratura. Eroine nella Politica dei giorni nostri: Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini; e ancora, Oriana Fallaci enorme firma del giornalismo, Samantha Cristoforetti astronauta.

Chissà cosa sarebbe successo all’Italia e alle italiane se, 77 anni fa, quel diritto al voto fosse stato loro negato. Non credo granché, dal momento che do per scontato che comunque a quel diritto sarebbero arrivate. Semplicemente perché era scritto nelle stelle, e solo l’ottusità, il maschilismo e la paura della perdita di potere dell’uomo, l’ha ritardato nell’evoluzione sociale italiana.

Di una cosa però sono convinto: laddove le donne hanno primeggiato, sfondando quel tetto di cristallo, il mondo che hanno governato e le società che hanno gestito sono migliorate parecchio, colorandosi di quel tocco di rosso tanto vituperato nel 1946: un tocco di rossetto!

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