La pioggia non ferma la Rampiconero 2016

Mille e quaranta bikers hanno pedalato e faticato lungo i sentieri del Parco

Camerano. Oltre mille i partecipanti alla Rampiconero 2016; mille e quaranta per la precisione i ciclisti della mountain bike schierati stamattina, domenica 19 settembre, ai nastri di partenza nei pressi del Palazzetto dello sport.

 

Camerano. La partenza della Rampiconero 2016
Camerano. La partenza della Rampiconero 2016

Preceduta dal saluto di Galizio Saraceni, presidente dell’associazione Crazy Bike, e da quello del sindaco Annalisa Del Bello, la gara ha subito un taglio di percorso dovuto al maltempo. La sicurezza dei partecipanti viene prima dello spettacolo. È piovuto, in mattinata, ma la pioggia non ha impedito la regolare partenza alle nove e trenta, direzione Poggio.

La fatica dei mille e più ciclisti impegnati a sudare lungo i sentieri e le spiagge del Monte Conero è stata mitigata – ma si fa per dire – poco dopo il superamento del Poggio quando la pioggia ha lasciato il posto a una schiarita e a un tiepido sole.

Alla fine, il primo a tagliare il traguardo è stato l’aretino Francesco Failli con il tempo di 1 h. e 55’, alle sue spalle Cristiano Salerno. I due hanno battagliato a lungo spalla a spalla con Failli a spuntarla sul secondo solo verso fine gara. Terzo, Paolo Colonna.

Francesco Failli, vincitore della Rampiconero 2016
Francesco Failli, vincitore della Rampiconero 2016

Altra storia nel femminile. Per quanto riguarda le donne, taglia per prima il traguardo la grossetana Maria Cristina Nisi, del team savonese Bike Garage, alla sua prima volta alla Rampiconero. Una vera e propria dimostrazione di forza la sua dal momento che regola le avversarie con un distacco di otto minuti.

“In discesa sono rimasta indietro – ha confessato Maria Cristina – ma poi per fortuna sono arrivate le salite, il mio punto di forza. Ho recuperato e ho fatto il resto della gara in solitaria”

Maria Cristina Nisi, prima fra le donne alla Rampiconero 2016
Maria Cristina Nisi, prima fra le donne alla Rampiconero 2016

Sul secondo gradino del podio è salita Daniela Stefanelli, e sul terzo Elisa Gastaldi.

Dopo la premiazione, docce calde per tutti. E, al termine, le volontarie dell’associazione Crazy Bike, per la maggior parte mogli e fidanzate dei soci, hanno preparato e offerto il pranzo a più di mille e cinquecento persone fra organizzatori e atleti, con tanto di primo e secondo a volontà. Un apprezzatissimo corollario e un ringraziamento per chi oggi ha scelto di passare la giornata con i bikers di Camerano.

“È il quarto anno che partecipiamo a questo evento – racconta l’emiliano Cesare Giella –  e posso dire che è una gara splendida, con uno staff eccezionale e disponibile”.

Gli fa da controcanto Annarita Raffaeli, una delle volontarie che hanno assistito i ciclisti durante la gara: “È’ il primo anno che svolgo questo incarico – ha detto, soddisfatta -. E l’ho accettato molto volentieri. Sono una sportiva e dopo varie edizioni in cui ho fatto solo la spettatrice ho deciso di dare una mano”

Volontarie cuoche al lavoro alla Rampiconero 2016. Hanno cucinato mille e cinquecento pasti per atleti e organizzatori
Volontari e cuoche al lavoro alla Rampiconero 2016. Hanno cucinato mille e cinquecento pasti per atleti e organizzatori

Soddisfatto anche Lino Secchi, presidente regionale della Federazione italiana ciclismo: “Noi, come federazione, autorizziamo la gara, il resto, organizzazione, promozione, assistenza spetta alla Crazy Bike di Camerano. Un’associazione con tanti iscritti competenti, dal primo all’ultimo. La Rampiconero – ha continuato il presidente Secchi – è una gara di rilevanza nazionale pur se inserita nel calendario regionale. E non mira solo alla promozione della mountain bike, ma pure ai luoghi che vengono toccati dal percorso. Avere alla partenza mille concorrenti è una grossa soddisfazione per chi ci lavora tutto l’anno”.

A fare della Rampiconero una gara così partecipata, con atleti che arrivano da ogni regione, è la sicurezza garantita a tutti lungo il percorso. Un fiore all’occhiello, dunque, per Camerano e per le Marche.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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