Judo Club Camerano medaglia di bronzo agli Assoluti a squadre

‘Per il prossimo anno le ragazze punteranno all’A1’ è la certezza del tecnico Montanari

Camerano – Un successo dopo l’altro per la compagine del Judo Club Camerano in questo fine anno. Dopo il titolo italiano Under 15 di Jean Carletti conquistato appena una settimana fa a Ostia Lido, è arrivato un altro grandissimo successo nel Campionato Italiano Assoluto a squadre serie A2 per la selezione femminile Junior/Senior.

Le ragazze dello Judo Club Camerano schierate sul tatami

Per la prima volta in quasi 50 anni di storia il Club ha partecipato con una propria squadra femminile ad una finale nazionale riservata ai team. Il tecnico Marco Montanari ha formato una squadra con Priscilla Binci, Cecilia Calvigioni e Arianna Manzoni tutte e tre atlete del Club di Camerano integrando a queste ragazze due prestiti di qualità assoluta quali la spagnola di Madrid Maria Paredes e l’abruzzese Natasha di Fabio.

Un sorteggio veramente infido ha collocato la formazione marchigiana nella parte alta del tabellone dove erano presenti tutte le formazioni favorite. Gara veramente magnifica quelle  ragazze che hanno rifilato un secco 5 a 0 alla formazione di Segrate (MI). Un tiratissimo 3 a 2 contro Mestre (VE) è valso invece l’accesso in semifinale contro la favoritissima Accademia Torino che in squadra schierava ben due Campionesse d’Italia assolute.

Nessuna paura per le ragazze di Camerano che si arrendevano sul filo di lana per 2 a 3 dopo incontri epici con qualche decisione arbitrale un po’ così. A detta di tutti quella è stata la vera finale della competizione.

Un selfie per sottolineare la gioa di tutti: atlete e staff

Nella finale per il bronzo successo molto più netto di quanto dica il punteggio di 3 a 2  su Valpolicella e fantastico podio guadagnato. «È difficile per chi è estraneo al nostro sport spiegare un risultato del genere ottenuto in una competizione a squadre – spiega il tecnico Marco Montanari – Tutte le grandi città d’Italia erano presenti, palestre con tre volte i tesserati di Camerano, e riuscire a mettere in piedi una squadra forte come la nostra è sinonimo di qualità e ottimo lavoro. Dopo lo storico bronzo ottenuto con i maschi nel 2013, questo è un risultato incredibile. Queste ragazze sono giovanissime e l’anno prossimo punteremo con decisione alla serie A1».

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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