Jean Carletti del Judo Club Camerano a Roma con la nazionale

È la terza chiamata federale da settembre per il giovane atleta che parteciperà ad un collegiale presso il Centro Olimpico

Camerano, 12 dicembre 2020 – Continua questo anno veramente difficile per Il Judo Club Camerano, come d’altronde per tutte le altre realtà sportive del nostro territorio. Nonostante questo, a conferma dell’ottimo lavoro svolto e del livello raggiunto, l’atleta Jean Carletti per la terza volta da settembre è convocato presso il Centro Olimpico Federale a Roma; quest’ultima chiamata riguarda un collegiale che durerà fino al 19 dicembre.

Jean Carletti del Judo Club Camerano 

Il ragazzo del Judo Club Camerano, che nel 2021 esordirà nella categoria Juniores, è tenuto molto in considerazione dallo staff della nazionale e sicuramente sarà impegnato nei principali appuntamenti continentali e mondiali non appena l’attività sportiva ritornerà a regime.

Nel frattempo, nella palestra a Camerano, oltre a Jean si allenano tutti i ragazzi agonisti di interesse nazionale del Club, rispettando tutti i protocolli di sicurezza e secondo le normative vigenti. Resta sospesa l’attività giovanile ed amatoriale, ma tutto lo staff tecnico con lezioni online è impegnato a stimolare soprattutto i bambini che più di tutti soffrono questa situazione anomala.

da sx: il tecnico Marco Montanari e l’atleta Jean Carletti 

«Non è un momento facile – commenta il tecnico del Club Marco Montanarile problematiche sono tante sia dal punto di vista sportivo sia sociale. Questo periodo sta mettendo a dura prova soprattutto i bambini più piccoli costretti a restare chiusi in casa senza una valvola di sfogo. Consideriamo la palestra un luogo sicuro e controllato al massimo, ma gli ultimi Dpcm emanati non lasciano la possibilità di frequentare il tatami se non con gli agonisti. L’auspicio è che l’anno nuovo porti un po’ di normalità».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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