Il punto di Matteo Bellotti, vice di coach Davide Campana

Il Covid ferma il campionato ma il lavoro della Pallamano Camerano continua

Camerano, 28 novembre 2020 – Continua la pausa per la Pallamano Camerano dopo i nuovi protocolli diramati dalla Federazione. I gialloblù vengono da un ottimo inizio di campionato, confermando la bontà dei nuovi innesti nello staff tecnico. Uno di questi è senza dubbio Matteo Bellotti, vice di coach Davide Campana e allenatore del settore giovanile gialloblu.

Il giovane bolognese, classe ’91, fa il punto della situazione in questa che per lui è la prima esperienza con la Pallamano Camerano.

Camerano – Matteo Bellotti

«Sono molto soddisfatto della mia scelta su Camerano – esordisce il vice allenatore – c’è davvero un bell’ambiente attorno a questa realtà, partendo dai dirigenti, dalla società e dallo staff. Ho un ottimo rapporto sia con coach Campana che con Cristiano Giambartolomei nel condividere le idee e nel lavorare in armonia, che è molto importante per migliorare e migliorarci. Con i ragazzi della prima squadra ho un bel rapporto: mi rende orgoglioso il loro impegno negli allenamenti; quando ci sono ragazzi volenterosi come i nostri è anche più facile e stimolante per noi programmare gli allenamenti e raggiungere ottimi risultati in gara, come conferma la classifica».

Stessa musica anche per il settore giovanile nonostante non si sia ancora giocato. «Per quanto riguarda il settore giovanile, sia con la serie B che con i ragazzi più giovani ho instaurato subito un ottimo rapporto – conferma Bellotti – peccato non aver giocato ancora una partita ufficiale, visto che tutti i campionati giovanili sono fermi attualmente per la situazione che oramai conosciamo bene».

Per Matteo, dopo due anni in A1 femminile con Cassano Magnago, si tratta della prima volta in un campionato senior da allenatore dopo i trascorsi da giocatore.

«Venendo da due anni sempre come allenatore nella massima categoria femminile, non trovo grande differenze tra il femminile ed il maschile – conclude Bellotti –  l’importante è essere sempre se stessi e cercare di avere un bel rapporto con tutti. Il segreto è sempre il rapporto che si instaura tra allenatore e giocatore. Chiudo sottolineando l’impegno che tutti i ragazzi della Pallamano Camerano stanno profondendo, sia della prima squadra che del settore giovanile, in questo anno così particolare».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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