Il Camerano si è rialzato

La squadra gialloblu fa la voce grossa a Macerata

Eccellenza
Helvia Recina – Camerano 0-3

Macerata. Tris del Camerano che si rialza  e tuona sul campo della Helvia Recina. Evitato il famoso detto ‘’non c’è il due senza il tre’’. Dopo due scivoloni di fila la squadra di Montenovo rialza testa e i gialloblu tornano a sorridere. Grazie ai gol di Mattia Santoni, Donzelli e Defendi.

L'esultanza del Camerano dopo il gol di Mattia Santoni
L’esultanza del Camerano dopo il gol di Mattia Santoni

Una decina di minuti e arriva il vantaggio con un gran tiro dal limite di Mattia Santoni. Il raddoppio al 19’ su calcio di rigore siglato da Donzelli e decretato per fallo subito dallo stesso Donzelli.

Nel secondo tempo i locali cercano di accorciare le distanze, invece è il Camerano a segnare ancora una volta con Defendi nel finale di partita dopo che i padroni di casa sono rimasti in dieci per l’espulsione di Ballini. La realizzazione che mette definitivamente in cassaforte il risultato è quella di Defendi autore di un gran gol. I migliori nel Camerano risultano Mattia Santoni, Bondi e Tombesi.

Mister Luca Montenovo è soddisfatto. ‘’Una bellissima vittoria – esclama l’allenatore gialloblu -. In un match quasi perfetto. Ultimamente abbiamo sempre giocato bene, non curando nei particolari la fase difensiva. Oggi invece ho visto più attenzione’’.

Il direttore sportivo Massimiliano Trozzi. ‘’Una partita controllata in maniera tatticamente perfetta, con una difesa impenetrabile’’.

Nel prossimo turno il Camerano ospiterà la Forsempronese.

HELVIA RECINA: Rocchi, Tacconi, Montanari, Ionni, Ballini, Mengoni (46′ Pietrella), Romanski, Francioni (71′ Rocci), Di Crescenzo, Midei, Di Stefano (46′ Crocioni). All. Lattanzi

CAMERANO: Verdicchio, Polenta, Angelici, Santoni Mi., Tombesi, Polzonetti, Filippetti, Santini (55′ Santoni E.), Donzelli (90′ Cecchini), Santoni Ma. (72′ Defendi), Bondi. All. Montenovo

Arbitro: Traini di San Benedetto

Reti: 11’ Santoni Ma., 19’ Donzelli (r), 86′ Defendi

Note:  espulso al 76’ Ballini per doppia ammonizione


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

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