Diego Ballerini e Francesco Errico primi innesti della Pallamano Camerano

Entrambi arrivano dal Benevento

Camerano, 4 agosto 2022 – Arrivano i primi volti nuovi in casa Pallamano Camerano. La società gialloblù si è mossa sul mercato per inserire alcuni nuovi validi elementi per allestire una rosa competitiva in vista del prossimo campionato.

Camerano – da sx, Diego Ballerini e Francesco Errico

Il primo volto nuovo è Diego Ballerini, terzino italo-argentino classe 1995, nell’ultima stagione al Benevento. Giocatore che ha ben figurato in terra campana, Ballerini è pronto a mettersi in gioco in questa nuova avventura. «Sappiamo che sarà un campionato tosto perché tutte le squadre si sono rinforzate tanto – ammette il neo-terzino gialloblù – Vengo a Camerano con la voglia di continuare a crescere e di portare la mia esperienza e la mia voglia di giocare. In tanti mi hanno parlato benissimo di questa piazza e arrivo con le giuste motivazioni per fare bene».

Il secondo volto nuovo è quello di Francesco Errico, ventitreenne giocatore duttile che può essere impiegato sia da terzino sia da ala. Alle spalle Errico può contare su un bel bagaglio di esperienza. Cresciuto nella Pallamano Capua, con cui ha militato in serie B e A2, nel campionato 2019/2020 passa allo Junior Fasano, in A1, disputando anche le finali di Coppa Italia. Nell’ultima stagione ha vestito anche lui la casacca del Benevento.

«Ho accettato fin da subito questa società perché conoscevo coach Campana, e la Pallamano Camerano è una società che lavora bene – le prime parole di Errico – Per me è una nuova avventura stimolante per cui sono veramente contento di essere qua. Già dai primi allenamenti c’è stata subito sintonia con la squadra e lo staff, quindi sono fiducioso per questa stagione».

 

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di Paolo Fileni

Notte di San Lorenzo, notte di sogni e di speranza

Con il naso all’insù per le stelle cadenti


Camerano, 10 agosto 2022 – Lo confesso, sono tante le notti di San Lorenzo che ho passato con il naso all’insù aspettando di veder cadere una stella. E confesso, anche, di aver espresso desideri nascosti a quella scia luminosa affidandogli, nel breve arco di tempo e di spazio del suo sfrecciare nel buio, la possibile realizzazione dei miei sogni. Credendoci, credendoci davvero, tanto era la voglia che mi portavo dentro di vederli concretizzati.

L’ho fatto sin da quando, bambino, ho appreso dell’esistenza di questo credo popolare. E lo faccio ancora oggi, nonostante la tarda età e la consapevolezza sia solo un credo popolare e niente di più. Crescendo, per molti anni ho abitato in un Comune il cui motto è: “Ad sidera tendit”, volgarmente tradotto “tendere alle stelle” proiettati verso l’alto. Qualcosa vorrà pur dire!

Ho affidato alle stelle cadenti il mio desiderio di riuscire ad acquistare per mio conto la prima motocicletta e correrci, e dopo un po’ il desiderio s’è avverato. Gli ho affidato quello di riuscire a pubblicare il mio primo romanzo e, tac! dopo un po’ l’ho pubblicato. Stessi affidi per un amore, per la nascita di un figlio, per realizzare il sogno di avere un giornale tutto mio. Tutti concretizzati.

Lo so. Lo so benissimo che con tutta probabilità quei sogni si sarebbero realizzati anche senza l’affido alle stelle cadenti, ma l’averlo fatto in tempi non sospetti ogni volta mi trasmetteva una speranza in più. Come se da lassù, nel profondo blu cobalto del cielo, una forza superiore potesse lavorare a mio favore: le stelle cadenti, e non un Dio, scelte forse a discapito del secondo perché non credente. Ma in fondo, in fondo, dove sta la differenza?

Credo di non essere l’unico essere umano ad averlo fatto. Credo, anzi, d’essere in buona compagnia. Gli individui, donne e uomini, nel proprio intimo più nascosto sanno di aver bisogno di una qualche entità capace di non farli sentire soli. Soli e disarmati di fronte alla quotidiana guerra contro il destino e le avversità. Contro le proprie debolezze.

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni…” ha scritto William Shakespeare ne: La Tempesta intorno al 1610, aggiungendo: “… e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”.

E allora, che cosa c’è di meglio dell’affidare i nostri sogni, la nostra vita, ad una stella cadente nel breve spazio e tempo della sua traiettoria luminescente nella volta del cielo? Male non fa.

Questa notte, l’ennesima, starò con il naso all’insù nella speranza di vedere una scia luminosa. Ormai ho poco da affidargli, se non la speranza di continuare ancora per un po’ in buona salute. Per me e per i miei cari. Per il resto, quel che c’era da realizzare l’ho in parte realizzato e in parte no, sudando comunque parecchio. E non saprò mai se loro, le stelle cadenti, mi abbiano davvero dato una mano. Scientemente, non lo credo, ma mi piace pensare che me l’abbiano data. E spero dal profondo l’abbiano data anche a voi. Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni

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